Messina

Tremestieri, il progetto sarà valutato celermente

Ulteriori rassicurazioni sono giunte dal vertice che si è svolto ieri al ministero delle Infrastrutture. La Commissione regionale dei lavori pubblici valuterà gli elaborati definitivi per concedere il nullaosta

La Regione “affossa”  il porto di Tremestieri

Finalmente una luce in fondo al tunnel della costruzione del porto di Tremestieri. Arriva da Roma e il prossimo squarcio lo si aspetta, presto, da Palermo, altrimenti si alza il pericolo di un milionario contenzioso. Nella riunione di ieri mattina, al ministero delle Infrastrutture, è finalmente stata definita la strategia per la definitiva approvazione del progetto della grande opera, i cui lavori, peraltro, sono stati da tempo aggiudicati. Chiarita anche la dotazione economica dello Stato. Con i dirigenti del dicastero, i tecnici e il Provveditorato opere pubbliche di Palermo, il presidente dell’Autorità portuale Nino De Simone e il responsabile unico del progetto, Francesco Di Sarcina. Assente (singolarmente non invitato, nonostante sia ad oggi la stazione appaltante) il Comune di Messina, con l’assessore Sergio De Cola, però, a seguire la vicenda da Palazzo Zanca. I due passaggi nodali dell’accordo sono che la Commissione regionale dei lavori pubblici valuterà il progetto definitivo per dare, come aveva chiesto, il mese scorso, il suo nulla osta. Non farà la stessa cosa il Ministero, dopo che il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha ritenuto ridondante e persino pericoloso, un nuovo parere. Ma, e questa è la vera buona notizia, c’è l’impegno, preso direttamente con il ministro Graziano Delrio, dell’assessorato alle Infrastrutture e trasporti per una valutazione “la più celere possibile”. L’altra buona novella è che Messina non rischia che vadano in fumo quasi 7 milioni di euro del composito finanziamento se i lavori per un valore corrispondente non dovessero essere realizzati entro l’anno. La quota, pari a circa il 10% dell’intero investimento, infatti, sarebbe eventualmente “riposizionata” nella contabilità speciale del prossimo anno. Non c’è più dunque l’assillo di far arrivare prima possibile la firma del contratto e le draghe per iniziare l’opera. C’è fretta, ma senza il timore di trovarsi senza i fondi per continuare, e soprattutto finire, il grande porto a sud. Dunque, alla luce del confronto di ieri, dovrebbe essere divenuto inutile il passaggio ai cosiddetti poteri speciali per abbreviare i tempi autorizzativi all’avvio dei lavori. Il Consiglio superiore, massimo organo tecnico-consultivo del Mit, aveva persino parlato di rischio contenzioso in caso di nuovo pronunciamento del dicastero ed aveva, fra le righe, sostenuto la tesi che anche altri enti (leggi la Regione ndc) avrebbero dovuto farsi bastare il nulla osta arrivato in conferenza servizi a gara aggiudicata. Invece Palermo, dirà la sua ma con la promessa di fare in fretta. Ma cosa vuole dire in fretta? Un mese, cinquanta giorni, sembrano un tempo sufficiente sempre che non sorgano appunti. Insomma, dopo l’estate potrebbe essere il momento delle firme anche perché c’è chi morde il freno. La Coedmar, che si è aggiudicata la gara per 72 milioni, una decina di giorni fa ha fatto sapere che la pazienza è finita e che se la vicenda non si sblocca l’ipotesi contenzioso, con molte possibilità di successo, diverrebbe concretissima.

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