Messina

Torrente Trapani,
cinque condanne

Il “sacco edilizio” del complesso La Residenza. I giudici hanno deciso anche un’assoluzione e tre prescrizioni dei reati

Torrente Trapani,  cinque condanne

Cinque condanne. In alcuni casi più pesanti di quanto aveva richiesto l’accusa, il pm Liliana Todaro, all’udienza scorsa. Poi un’assoluzione piena e una parziale. Quindi tre dichiarazioni di prescrizione dei reati. Una lunga serie di risarcimenti.

Erano le nove di sera passata quando ieri il presidente della seconda sezione penale Mario Samperi ha letto nell’aula illuminata di Palazzo Piacentini la sentenza sul “sacco edilizio” del torrente Trapani, legato alla realizzazione del complesso “La Residenza”.

Un processo - molto complesso, tanto che la camera di consiglio iniziata alle undici del mattino si è conclusa solo a tarda sera -, che vedeva imputate nove persone tra costruttori, funzionari comunali, prestanome di imprese edili, ingegneri e tecnici.

Gli imputati

Si tratta di (le qualifiche si riferiscono ovviamente all’epoca dei fatti, si va anche indietro nel tempo fino al 2004): l’ing. Francesco Rando, dirigente del dipartimento Attività edilizie e repressione abusivismo del Comune; l’ing. Carmelo Famà, come dirigente del dipartimento Attività edilizie e repressione abusivismo del Comune; il costruttore Giuseppe Pettina, rappresentante legale della Pett srl; Silvana Nastasi, rappresentante legale in periodi diversi della Se.Gi. srl; Franco Lo Presti, rappresentante legale dal febbraio 2011 della Residenza Immobiliare delle imprese Coc e Costa srl; Nicola Biagio Grasso, rappresentante legale della Carmel srl (subentrata alla Se.Gi. srl); Francesco Gerbasi, Grazia De Luca e Saverio Tignino, nella qualità di componenti della Commissione per la verifica della Valutazione di incidenza al tempo del rilascio del relativo parere.

Le accuse

Al primo nucleo di ipotesi d’accusa legate al reato urbanistico in concorso previsto dalla normativa di settore, successivamente erano state aggiunte, in sede di chiusura delle indagini preliminari, altre contestazioni, ovvero anche il falso ideologico, l’abuso d’ufficio e l’omissione di atti d’ufficio. Reati di cui rispondevano ovviamente a vario titolo gli imputati.

La sentenza

Condanne identiche hanno riportato Giuseppe Pettina e Silvana Nastasi, “frazionate” per i cinque capi d’imputazione di cui rispondevano, che i giudici hanno in un certo senso unificato ritenendo sussistente il «concorso formale» per i primi quattro. Bisogna quindi “sommare” per loro un anno e tre mesi di arresto (che è cosa diversa dalla reclusione), più 20.000 euro di ammenda, a sei mesi di reclusione più 10.000 euro di multa.

A Biagio Nicola Grasso, Franco Lo Presti e Francesco Rando - che rispondevano degli stessi primi quattro capi d’imputazione di Pettina e Nastasi -, è stata inflitta, ritenuto anche qui il «concorso formale», la pena di un anno e tre mesi di arresto più 20.000 euro di ammenda. È stata accordata la sospensione della pena.

Assolto completamente dalle accuse, un abuso d’ufficio («perché il fatto non sussiste») e un’omissione di atti d’ufficio («per non aver commesso il fatto»), Carmelo Famà, mentre Rando ha registrato un’assoluzione parziale da un’ipotesi di abuso d’ufficio, con la formula «perché il fatto non sussiste».

I giudici hanno poi dichiarato il “non doversi procedere” per Gerbasi, De Luca e Tignino, stabilendo che i reati a loro carico erano prescritti.

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