Teatro di Messina

Renzo: ecco perché mi dimetto

Renzo: ecco perché mi dimetto

Giovanni Renzo, direttore artistico della musica, ha inoltrato una lettera di dimissioni al Cda dell'Ente Teatro di Messina. Le dimissioni sono state respinte da 5 membri su sei del Cda.

 Ecco come Renzo, in un post sul suo profilo Facebook, spiega perché vuole dimettersi: "Solo qualche parola per spiegare le motivazioni della mia lettera di dimissioni inoltrata già da qualche giorno al Presidente e al CdA del Teatro di Messina.
Chi mi conosce e ha seguito il lavoro che ho svolto in teatro in questi due anni sa che io ho sempre posto l'Orchestra del Teatro al centro della mia programmazione, attorno ad essa ho costruito le mie stagioni musicali, producendo una lunga serie di spettacoli di alto livello in cui l'Orchestra ha spaziato tra generi diversi, classica, jazz, opera, musica da film, musica pop d'autore, sempre con grande proprietà di linguaggio e regalando al nostro pubblico concerti indimenticabili.
Sono stati per me due anni di grande fatica, di rinunce, sacrifici, tempo sottratto alla mia professione ed alla famiglia, ma ripagati dalla soddisfazione di ascoltare, nascosto tra il pubblico, i risultati del lavoro.
Attualmente però il nostro Teatro sta attraversando un momento difficile, un momento di crisi economica che mette tutti in difficoltà. Le risorse sono poche ed è estremamente complicato lavorare in queste condizioni, soprattutto per me che non intendo certo rinunciare all'arricchimento che la nostra Orchestra dà al cartellone da proporre per la prossima stagione. Ed allora mi sono messo al lavoro, ho provato a costruire una stagione che potesse essere realizzata risparmiando ma mantenendo quelle che erano le mie linee guida: valorizzare l'Orchestra, rinnovare il contratto stagionale ad una parte di loro, collaborare con le associazioni concertistiche del territorio, proporre progetti di formazione per le nuove generazioni e attività laboratoriali per musicisti. Purtroppo, pur nel risparmio, i costi di questo progetto non si conciliavano con i limiti posti da un piano finanziario che tenesse conto della delicata situazione attuale. Ho provato quindi a far quadrare i conti cominciando a tagliare qualcosa, ricevendo un validissimo ma non inaspettato aiuto dal mio collega Ninni Bruschetta, direttore artistico per la prosa, che comprendendo perfettamente il momento di forte difficoltà che stavo attraversando mi è venuto in aiuto non soltanto rinunciando ad una parte della sua programmazione per farmi recuperare risorse ma anche progettando con me spettacoli in cui prosa e musica lavorassero insieme, razionalizzando così al meglio le risorse finanziarie.
Ma anche così eravamo sempre fuori budget. Ho dovuto infine fare una programmazione spartana, riducendo a 7 il numero di spettacoli pur di non rinunciare all'apporto dell'Orchestra, i cui costi hanno assorbito gran parte del budget a mia disposizione. Nello scoramento del momento ho iniziato a maturare l'idea di lasciare, non potendo più realizzare quelli che erano gli obiettivi più importanti del mio progetto artistico.
Mi sono comunque presentato al CdA del Teatro rappresentando il lungo travaglio nell'allestimento del cartellone, che ha avuto ben quattro versioni differenti sempre più al risparmio, spiegando il momento di difficoltà personale nel proporre un cartellone che, pur mantenendo un alto livello, rispecchia solo in piccola parte i miei desideri, ho anche auspicato che l'arrivo di un nuovo sovrintendente potesse fornire gli strumenti per ottenere nuove risorse e poter semmai integrare la programmazione.
Ma qui la beffa oltre al danno poiché un membro del CdA mi ha sfiduciato accusandomi di aver proposto un cartellone di basso livello, con pochi spettacoli e che tradiva l'orchestra. Come se non esistesse nessun problema economico e fosse una mia scelta quella di far lavorare l'orchestra meno della stagione scorsa. O peggio ancora come se fossi io responsabile della situazione in cui ci troviamo adesso.
Potrete forse comprendere come queste accuse hanno consolidato un proposito che già covavo, portandomi seduta stante ad abbandonare il consiglio preannunciando le mie dimissioni.
Subire l'umiliazione di una richiesta di sfiducia dopo tutto il lavoro fatto era troppo per me, già amareggiato dal non poter continuare il progetto intrapreso due anni fa.
Adesso il CdA si riserva di accettare le mie dimissioni, non so bene cosa succederà nei prossimi giorni ma di una cosa sono certo: di aver agito sempre per il bene dell'Orchestra, del Teatro e del pubblico che in questi due anni ha sempre ripagato con grande affetto i nostri sforzi".

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