Messina

Il clan di Giostra
e i beni dello Stato

L’operazione “Totem” ha puntato la lente sulla gestione del lido “Al Pilone” e della società “Eurogiochi”. L’amministratore giudiziario Bonanno ha respinto le accuse punto su punto

Il clan di Giostra  e i beni dello Stato

Si sono conclusi ieri gli interrogatori di garanzia dell’inchiesta “Totem”, con cui polizia e carabinieri hanno dato una spallata al sempre attivissimo clan di Giostra. Ultimo a confrontarsi con il gip Monica Marino e con i sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Maria Pellegrino, Liliana Todaro e Fabrizio Monaco è stato l’avvocato Giovanni Bonanno, amministratore giudiziario di due beni, il lido “Al Pilone” di Torre Faro e la società “Eurogiochi”, che nonostante la confisca sarebbero stati controllati da Luigi Tibia (e dai suoi scagnozzi), considerato il reggente del sodalizio criminale della zona nord di Messina.

Il professionista, difeso dall’avvocato Nunzio Rosso, durante le tre ore e oltre di interrogatorio a Palazzo Piacentini non si è sottratto alle domande dei magistrati. Anzi, ha ribattuto punto su punto alle accuse mosse dalla Procura, dando la sua versione dei fatti sulle vicende finite nel calderone giudiziario. Ad esempio, ha prodotto corposa documentazione attestante la conduzione della struttura balneare e della società dal 2012 ai giorni nostri. Ha rispedito al mittente, tra le altre cose, le contestazioni riguardanti presunti favoritismi a Tibia e soci. E ha fatto notare come in passato abbia segnalato con dovizia di particolari all’Autorità giudiziaria i soggetti con cui veniva a contatto nell’amministrazione del lido “Al Pilone” e della “Eurogiochi” e una manifestazione di interesse presentata da una società per rilevare il primo bene. Al gip Marino la difesa ha anche dimostrato che Bonanno ha disposto la rimozione dei videopoker e di altre attrezzature dai due esercizi.

Il giorno in cui è scattata l’operazione “Totem”, sul “ruolo” dell’avvocato Bonanno si è espresso, innanzitutto, il comandante provinciale dei carabinieri di Messina Iacopo Mannucci Benincasa, il quale ha detto a chiare lettere che bisogna contrastare il comportamento di persone definite dallo stesso colonnello “infedeli”, «in quanto dovrebbero portare avanti gli interessi dello Stato». Sulla stessa lunghezza d’onda il giudizio del gip Marino nel motivare per l’amministratore dei due beni il più tenue provvedimento cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tre giorni alla settimana: «Ha piegato l’ufficio pubblico ricoperto agli interessi della consorteria mafiosa», ha scritto nell’ordinanza.

Stando, poi, al capo d’imputazione formulato dalla Procura, le attività della “Eurogiochi” e della impresa “Il Pilone Edoardo Puglisi”, sottoposte prima a sequestro e successivamente a confisca, erano, «di fatto, gestite da Giuseppe Schepis, uomo di fiducia di Tibia e, in definitiva, da costui, avvalendosi, per lo svolgimento delle attività economiche di plurimi soggetti al Tibia riferibili». E si sarebbe «impedito che altri subentrassero nella gestione» del lido di Torre Faro, «con condotte ostruzionistiche nei confronti dei potenziali offerenti e, comunque, con condotte tali da suscitare nei terzi il convincimento che Tibia avesse riacquisito o, comunque, mai perso il controllo di tali attività, come, ad esempio, depositando talune attrezzature del lido in luoghi nella disponibilità di Tibia». Addebiti, questi, respinti con fermezza, ieri, in Tribunale, da Bonanno.

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