Messina

La Gomorra messinese
e la canzone “Adrenalina”

L'inno neomelodico commissionato dal boss Luigi Tibia per il suo cavallo migliore

La Gomorra messinese  e la canzone “Adrenalina”

“Curri Adrenalina, curri Adrenalina...”. Perfino la canzone neomelodica dedicata e commissionata probabilmente dal boss Luigi Tibia per il suo cavallo migliore, note in salsa musicale stile Gomorra a due passi da noi.

Un microfono, un paio di aggeggi elettronici, una maglietta con il nome della premiata scuderia criminale, la testa equina in primo piano come se si gareggiasse alle Capannelle. E il gingle ripetuto in continuazione a voce nasale “Curri Adrenalina, curri Adrenalina...”. Enorme, direbbe qualcuno.

C’è perfino questo agli atti dell’inchiesta Totem che per l’ennesima volta, come si dice in questi casi, ha smantellato il clan mafioso di Giostra. Certo, niente a che vedere con le organizzazioni in vita negli anni ’80 e ’90. I tempi sono cambiati. Ora i messaggi mafiosi di “potenza” agli adepti possono arrivare anche con una canzone ascoltata sul web che inneggia a un cavallo adoperato per le corse clandestine, scenario solito da troppi anni lungo la zona nord.

Le periferie ora parlanti di Gomorra disegnate da Roberto Saviano in fondo sono perfettamente uguali alle nostre. Mattoni forati e disagio antico. Giostra, Mangialupi, Camaro, Maregrosso, S. Lucia sopra Contesse, soffrono delle stesse dinamiche malate, sono i quartieri-crocifisso di Messina dove se provate ad andare la sera, anche non molto tardi, rischiate grosso.

Quando a Mangialupi quelli della Mobile entrarono nella villa-bunker del cosiddetto capo cosca non c’erano gli stessi sfarzosi e pacchiani mobili, gli stecchi stucchi dorati, che si notano adesso in tv? Non c’era per esempio quel bagno pieno zeppo di marmi con annesso televisore a 57 pollici da vedere sdraiati nella vasca?

La vita in molte zone della città è ben diversa da quella “tradizionale”. E facciamo solo finta di no. A Maregrosso non molto tempo fa con una delle tante operazioni antimafia venne fuori che la droga la mettevano perfino nei pannolini dei bambini, e li mandavano in giro “carichi” per non dare nell’occhio. C’erano alcuni soggetti che si “sballavano” di cocaina e vivevano tutto il giorno completamente “fatti”. Lo fanno in tanti, anche oggi, tra le nuove leve mafiose. Si sballano in continuazione perché non sanno fare altro, passano giornate intere a lucidare una marmitta d’acciaio perché di sabato dev’essere pulita, corrono a comprare l’ultimo telefonino alla moda con il ricavato dell’ultima rapina. Vogliono avere l’illusione di vivere come gli altri, i “normali”, anche se hanno avuto la sfortuna di nascere “storti”.

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