Messina

Clan di Giostra, il business
dei giochi illegali

I retroscena dell’operazione “Totem” condotta da polizia e carabinieri che ha portato all’arresto di 23 persone. Le varie attività gestite a distanza attraverso computer remoti. I proventi raccolti da un server centrale

Clan di Giostra, il business dei giochi illegali

Il clan di Giostra si è mostrato al passo coi tempi. Consapevole dei cambiamenti nel mercato “del divertimento”, ha allungato i tentacoli sul remunerativo settore delle scommesse. Non solo, quindi, puntate sulle corse clandestine di cavalli. Il sodalizio retto da Luigi Tibia si serviva dei cosiddetti “Totem”, nome peraltro dell’operazione con cui carabinieri e polizia hanno dato un’ulteriore spallata al sodalizio mafioso della zona nord. Si tratta di apparecchi elettronici mediante i quali, attraverso il collegamento a internet, è possibile accedere sia a giochi offerti da soggetti in possesso di concessione attraverso siti autorizzati che a giochi illeciti, perché d’azzardo, e offerti al di fuori del circuito legale, ossia senza il benestare dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato.

Le due direttrici

Dall’ordinanza firmata dal gip Monica Marino si evince che l’associazione diretta da Tibia si muoveva lungo due direttrici: «L’installazione e la gestione in diverse sale giochi controllate dal clan di apparecchiature, che hanno permesso la partecipazione al gioco a distanza (attraverso i “totem”), in assenza di concessione e autorizzazione; l’acquisizione di ingenti proventi illeciti tramite scommesse on line su portali esteri e in particolare sul sito www.betlive5000.com, di proprietà della Web Gaming Corporation ltd, con sede in Malta». Secondo l’accusa, «gli apparecchi multimediali utilizzati dal gruppo Tibia nei vari esercizi, erano di proprietà della società maltese Click Buy ltd., che avrebbe consentito all’utilizzatore finale la fruizione di servizi quali ricariche telefoniche, ricariche di carte di pagamento, ricariche di servizi pay per view, ricariche conti gioco, ricariche Sky Italia e Mediaset Premium, ricariche Postepay, acquisto online, informazioni online, accesso a internet». In soldoni, permettevano di accedere a piattaforme «per la pratica del gioco d’azzardo e per l’effettuazione di scommesse presso allibratori stranieri privi di concessione, per cui la documentazione in questione aveva solo lo scopo – per Tibia e i suoi collaboratori – di fornire una labile copertura, una parvenza di legalità ad attività vietate».

Gli esperti informatici

Dalle indagini condotte dagli uomini della Squadra mobile, guidati dal dirigente Giuseppe Anzalone e dal vice Francesco Oliveri, e dai carabinieri, con in prima linea la Compagnia Messina Centro, agli ordini del comandante Emanuela Rocca, è venuto fuori che il clan faceva affidamento sulle abilità informatiche di Roberto Lecca, Francesco Gigliarano e un terzo soggetto ancora ricercato, che fornivano software per i giochi illegali e assistenza da remoto. «Uno degli scopi sociali del sodalizi – scrive il gip – è affermarsi nel campo del gioco e scommesse illecite, traendone i consequenziali guadagni». La rete dell’attività illecita organizzata e gestita da Luigi Tibia e Giuseppe Schepis si è avvalsa anche di coloro che gestivano di fatto i locali ove i giochi illeciti venivano installati e utilizzati dagli avventori e cioè dei titolari delle sale giochi e degli internet point controllati dal clan.

Sale giochi e internet point

Al fine di acquisire riscontri all’ipotesi investigativa, le forze dell’ordine hanno effettuato controlli mirati in esercizi commerciali menzionati dagli indagati nel corso delle conversazioni captate. La lente è stata così indirizzata su bar, tabaccherie e agenzie varie, dislocate da nord a sud della città. Tibia, che avrebbe ricoperto la figura di intermediario per la raccolta delle giocate sul sito, «conseguendo lauti guadagni, ha cooperato con Agatino Antonino Epaminonda e Carmelo Rosario Raspante». Questo il funzionamento dei siti di scommesse e giochi d’azzardo: «Una società metteva a disposizione il proprio server, ubicato fisicamente in Stati esteri (per lo più Malta) nei quali è più agevole avere le licenze necessarie e favorevoli dal punto di vista delle imposte da versare. Personaggi inseriti nel settore delle scommesse preparavano o collaboravano nella preparazione delle proprie piattaformi web denominate “Skin”, nel caso specifico Betxgames.com – Starbetsport.com - Betsevenstar.com – playinbet.com», si legge nell’ordinanza. Il sistema creato «rientra nel modello Multi Level Marketing, dove le diverse skin sono amministrate a livello centrale dalla società Rgs, un gradino più sotto vi sono i Master (in pratica i proprietari delle diverse skin), ancora più sotto vi sono gli Upj (una sorta di venditori di zona) che propongono le diverse skin ai gestori dei centri scommesse per i quali vengono creati degli specifici conti per raccolta delle scommesse e creazione di utenti scommettitori. Il guadagno naturalmente varia a seconda del livello e degli accordi con i Master/Upj». Come sottolineato dal capo dell Mobile Anzalone, il clan di Giostra «ha compiuto un salto di qualità negli ultimi tempi» e l’input investigativo è stato «verificare l’interessamento di Tibia in varie attività imprenditoriali». Così, si è sfruttato il canale delle intercettazioni telefoniche e ambientali e «sono state collocate telecamere in punti in cui l’associazione mafiosa si incontrava», ha aggiunto il dirigente della Mobile.

L’indagine patrimoniale

Secondo il gip, le indagini hanno messo in evidenza la capacità di Tibia di risollevarsi non solo dalla misura carceraria di massimo rigore applicata, ma soprattutto dal sequestro del patrimonio. «Ha avviato una nuova attività commerciale in via Manzoni, ha proseguito nella gestione e partecipazione delle corse clandestine dei cavalli, ha mantenuto ed espanso l’attività illecita dei giochi, mediante la collocazione di dispositivi negli esercizi, e della raccolta delle scommesse online. La evidente sperequazione tra i beni a lui riconducibili e i redditi percepiti, costituisce un riscontro che attesta l’origine illegale del patrimonio posseduto. Egli è titolare di reddito da lavoro dipendente, in quanto presta la propria opera per la ditta che ha in appalto le pulizie degli ambienti del Policlinico universitario. E in una nota diffusa ieri, il Comando provinciale dei carabinieri rimarca che la moglie di Tibia «non è più relegata a un ruolo marginale, ma si sostituisce a lui nella gestione imprenditoriale degli affari del clan. Si fa carico del reinvestimento dei proventi illeciti del gioco d’azzardo e delle scommesse clandestine in attività economiche nel settore della ristorazione. È la dimostrazione che le donne delle consorterie mafiose partecipano attivamente e con piena consapevolezza alle attività criminali, garantendo continuità anche in caso di arresto dei congiunti».

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