Messina

La madre: «Il marito picchiava spesso mia figlia Omayma»

Aperto ieri il processo in Corte d’assise a carico del 54enne tunisino Faouzi Dridi, che uccise la moglie al culmine di un litigio nella loro abitazione di Sperone

La madre: «Il marito picchiava spesso mia figlia Omayma»

«Mia figlia è la luce della nostra casa... mi diceva sempre, domani sarà meglio di oggi». Le prime e le ultime parole strappate a una madre che in un’aula di giustizia tra i brandelli spezzati del dolore ricorda la figlia vittima di femminicidio. Il vestito nero lungo del lutto con le maniche lavorate, un lungo foulard a coprire il capo, accanto l’interprete. Attimi intensi di silenzio nel raccontare con la cadenza veloce d’ogni parola “straniera”.

Ecco l’apertura del processo ieri mattina in Corte d’assise a carico del 54enne tunisino Faouzi Dridi, che uccise la moglie al culmine di un litigio nella loro abitazione di Sperone a Messina, il 4 settembre scorso. A perdere la vita fu la povera Omayma Benghaloum, 33 anni, mediatrice culturale, anche lei tunisina, madre di quattro bambine, che fu colpita in testa dall’uomo con un bastone.

Una storia triste, molto triste, quella raccontata a spezzoni dalla madre di Omayma. Il punto forse centrale: «Mi raccontava che la picchiava, le dava pugni e calci, le bambine le insultava ma non le picchiava. Io non so cosa succedeva veramente perché ero in Tunisia e loro in Italia... lui per cinque anni girava e diceva che non aveva trovato lavoro, poi mia figlia faceva lavoretti. Quella che portava i soldi a casa era Omayma, che li dava a lui per fare la spesa e comprarsi le sigarette». Si riprende martedì prossimo, quando testimonierà il padre della povera tunisina.

E ieri la Corte d’assise, dopo una lunga camera di consiglio ha confermato la costituzione di parte civile al Cedav, mentre sono state estromesse altre due associazioni. In una nota il suo presidente, Carmen Currò, sottolinea «l’importanza storica e sociale dell’avvenuta ammissione di costituzione di parte civile in un processo in Corte di Assise, in quanto l’interesse che qualifica l’associazione è oncreto a proteggere la salute la vita e la libertà sessuale delle donne e a garantire lo sviluppo della loro personalità». 

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