Stromboli

Il comandante: così
ho salvato i passeggeri

La tragedia sfiorata a Stromboli: il racconto di Salvatore Arena, 59 anni, messinese di Torre Faro. L’aliscafo rischiava di affondare e solo la manovra rapida dell’ufficiale ha scongiurato il dramma

Il comandante: così ho salvato i passeggeri

Salvatore Arena, 59 anni, messinese di Torre Faro, può essere definito l’anti-Schettino. Ha abbandonato per ultimo l’aliscafo “Masaccio” della Libertylines coinvolto nell’incidente di giovedì scorso al porto di Stromboli. Si è prodigato nel mettere in sicurezza il natante e ha svolto un ruolo fondamentale nelle operazioni di salvataggio dei passeggeri e dei componenti dell’equipaggio. Grazie a una manovra compiuta nelle concitate fasi dell’attracco nell’isola eoliana, ha evitato che l’imbarcazione s’inabissasse in uno specchio di mare divenuto in pochi secondi carico di insidie. «Poteva essere una tragedia – rimarca il comandante Salvatore Arena –. Ancora sono sotto shock. Ma con l’aiuto del Padre eterno e una buona dose di fortuna è andata tutto bene. La cosa che più mi ha fatto piacere è che questa mattina (ieri per chi legge, ndc), molti passeggeri protagonisti della disavventura, tra cui alcuni stranieri, sono venuti a trovarmi qui a Stromboli e hanno voluto ringraziarmi».

Cosa è successo esattamente giovedì?

«Ottenuto il via libera alla navigazione, siamo partiti alle 14 dal porto di Milazzo. Dopo gli scali a Lipari e Panarea, la tappa successiva era Stromboli. Qui attualmente è operativo solo il molo lato-sud, in quello opposto, il fondale è infatti troppo basso e non consente le partenze e gli arrivi».

Che condizioni meteorologiche ha trovato nelle fasi di avvicinamento all’isola?

«Erano le 16. A Stromboli, in quel momento, c’era soltanto un po’ di risacca. Il vento non soffiava. All’improvviso è sopraggiunta un’intensa folata. Ci ha costretto ad abbandonare gli ormeggi e ha spinto l’aliscafo “Masaccio” contro il molo. Mi sono accorto che si è aperta una falla e ho cominciato a temere il peggio».

A questo punto è subentrata l’esperienza maturata in tanti anni di capitano di lungo corso. Come ha fronteggiato l’emergenza?

«Il mezzo veloce rischiava di inabissarsi. È composto da materiali leggerissimi e situazione del genere lo farebbero affondare subito. Allora ho effettuato una manovra tempestiva: ho innestato la marcia in avanti per raggiungere l’altra parte del molo. L’obiettivo principale era fare arenare l’aliscafo in presenza di un basso fondale. Alla fine è andata bene».

– Come sono state gestite le operazioni di salvataggio?

«Grazie all’aiuto dei membri dell’equipaggio e delle persone presenti sulla terraferma, i settanta passeggeri sono stati portati in salvo in brevissimo tempo. Nell’arco di 10 minuti, hanno raggiunto la riva mediante 3-4 zattere autogonfiabili. L’importante è che nessuno si sia fatto male. Nessuno ha avuto bisogno del medico».

A bocce ferme, che sensazioni prova? È orgoglioso di ciò che ha fatto? Molti la definiscono un eroe...

«Guardi, gli incidenti possono capitare in qualsiasi momento. La rapidità delle scelte rappresenta la chiave vincente e giovedì pomeriggio, a Stromboli, è stata fondamentale. Però, sono al tempo stesso soddisfatto e avvilito. La mente si sofferma sempre su quei momenti. Il pensiero dell’incidente mi tormenta ancora. Adesso credo di rimanere a riposo per qualche giorno, giusto il tempo di riprendermi dallo shock».

Commenti all'articolo

  • NINAI

    18 Giugno 2016 - 10:10

    BRAVO COMANDANTE

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