Messina

Guai a chi... rispetta le regole

La storia di Danilo, giovane imprenditore, messo al tappeto dalla burocrazia. Ambulante con tanto di licenza è stato cacciato da piazza Duomo invasa dagli abusivi

 Guai a chi... rispetta le regole

Nessuno parli di imprenditoria. Oppure dica che Messina è una città destinata a morire. O si lamenti perché i nostri giovani decidono di fare le valigie e andarsene per non tornare più, come appare sempre più spesso.

Nessuno parli di disoccupazione e di mancanza di voglia di fare da parte delle nuove generazioni perché in una città dove tutto è permesso, le regole sono optional, gli abusi consuetudine, il rispetto per il prossimo pia intenzione e la burocrazia incancrenisce tutto ciò con cui viene a contatto, ecco una vicenda che smaschera ogni alibi di chi parla a sproposito di imprenditorialità giovanile.

La vicenda di Claudio e Danilo è una storia che, per certi versi, si incontra e si scontra visto che il primo, imprenditore di prim’ordine, cresciuto in una Messina d’altri tempi dove gli affari si concludevano con una stretta di mano, è riuscito a creare un’azienda divenuta punto di riferimento per la città. Azienda che, ancora oggi, porta avanti con sacrifici e voglia di andare avanti: la stessa che aveva il primo giorno che ha alzato la saracinesca.

Danilo è invece un ragazzo d’oggi che, diploma in tasca e una sana famiglia alle spalle, decide di rimanere nella sua Messina per crescere imprenditorialmente e crearsi un futuro. L’idea di fare le valigie e andare via neanche lo sfiora, soprattutto da quando, nel suo cammino, ha incontrato Claudio. Il fiuto dell’imprenditore fa capire a quest’ultimo che quel ragazzo la voglia di fare ce l’ha e così decide di aiutarlo. Tutto, come consuetudine, nel rispetto assoluto delle regole.

Ed è questo, forse, il primo errore considerato che in questa città chi le rispetta è perseguito e perseguitato mentre chi opera fuori legge è troppo spesso “assolto”.

Torniamo a Danilo che decide, mesi e mesi addietro, di dotarsi di un furgone per la vendita di souvenir di “alto livello” per i turisti e, al contempo, di utilizzarlo come veicolo pubblicitario. Insomma, per usare un termine tecnico, di farne un “automezzo reclamizzato”. Cosa fa dunque il nostro Danilo? Si prende la licenza di ambulante, presenta istanza al Municipio “Servizio Commercio Itinerante” ottenendone autorizzazione, paga le somme che l’ufficio “Pubblicità” del Comune chiede per la “reclame” sul mezzo di lavoro. Insomma tutto a posto.

Con l’entusiasmo del primo giorno di lavoro, e la speranza di chi in questa impresa ci ha scommesso la vita, si presenta a piazza Duomo con il suo mezzo nuovo, elegante, senza fronzoli ma perfetto in ogni parte. Basta poco. Arriva però la polizia municipale che lo fa allontanare. Motivo: la vendita ambulante, in base ad una ordinanza risalente al 2 gennaio 1992 (l’assessore al ramo era Giovanni Romeo) è vietata in tutto il centro storico. Ovvero dal viale Annunziata a via San Cosimo.

I vigili lo “graziano” perché capiscono la situazione. Lui, senza batter ciglio, mette in moto e si allontana. In tasca i bollettini pagati e la licenza ottenuta. Lo sguardo, invece, volto alle centinaia di ambulanti abusivi che ogni giorno invadono, senza problemi, le strade della città...

Commenti all'articolo

  • deegee65

    15 Giugno 2016 - 10:10

    Ribadisco che questi abusivi persistono nelle loro attività senza disturbo perchè qualcuno "dietro" ci guadagna a lasciarli dove stanno.

    Rispondi

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