Messina

Assenteismo alla ex Provincia, in 55 a giudizio

Chiusa l’udienza preliminare davanti al gup Urbani. La Procura contesta la truffa ai danni dello Stato per le assenze ingiustificate dal posto di lavoro

Assenteismo alla ex Provincia, in 55 a giudizio

Ci vorrà il processo per confermare il quadro delle responsabilità penali nell’inchiesta sui casi di assenteismo alla ex Provincia. Un processo sicuramente lungo che si aprirà il 9 dicembre prossimo davanti al giudice monocratico della seconda sezione penale del tribunale, Fabio Pagana.

Ieri pomeriggio infatti, a conclusione della maxi udienza preliminare distillata in più udienze nel corso delle ultime settimane, il gup Daniela Urbani ha deciso per ben 55 rinvii a giudizio dei 57 imputati senza alcuna distinzione, fissando per il 9 dicembre l’avvio del processo. Solo due gli stralci, ovvero la separazione dal troncone principale, decisi comunque per questioni tecniche: le posizioni di Alfio Tiano (assenza del suo difensore) e Marisa Passalacqua (nuova contestazioni accusatoria della Procura, dopo una corposa memoria difensiva del suo avvocato). Per loro se ne riparlerà il 18 luglio.

Sono stati quindi rinviati a giudizio con l’accusa di truffa ai danni dello Stato (e in due casi di danneggiamento), tra dirigenti e impiegati di Palazzo dei Leoni, in 55: Rosario Anastasi, Umberto Andò, Rosa Arnò, Santo Arrò, Caterina Basile, Antonino Bonansinga, Santo Bonasera, Roberto Branca, Rosario Bruschetta, Anna Burrascano, Carmela Caiezza, Maria Teresa Caputo, Natale Chillemi, Angela Criscillo, Francesco Cristaudo, Daniela Cucè Cafeo, Graziella Currenti, Domenica Di Fini, Giuseppe Di Giorgio, Paola Franciò, Carmelo Gambadoro, Giuseppe Gemelli, Giuseppe Giacobbe, Placido Giordano, Ettore Grimaldi, Salvatore Gullì, Antonino Infondenti, Antonino La Camera, Maurizio La Spina, Demetrio La Torre, Nicola Libro, Salvatore Libro, Giovanni Liotta, Orazio Lombardo, Giovanni Loria, Gaetano Mangano, Domenica Mangraviti, Angela Rosalba Melita, Mario Micali, Maria Giovanna Militello, Alfredo Misitano, Rosario Mondelli, Santo Mondello, Santi Paladino, Santo Patanè, Daniele Santi Piccione, Giovanni Pinto, Cosimo Pistorino, Pasquale Retti, Teodora Scandurra, Carmela Sedia, Francesca Sofia, Luigi Triglia, Giovanni Tripodo e Andrea Valenti.

Agli atti dell’inchiesta della Digos a suo tempo gestita dal sostituto procuratore Antonio Carchietti, ci sono decine di capi d’imputazione, sono in tutto quasi quaranta, che riguardano i dipendenti della ex Provincia.

In molti casi di tratta di truffa ai danni dello Stato, che secondo la Procura sarebbe stata orchestrata con il classico “accordo del badge” tra colleghi assenti che lo smistavano a quelli presenti per la timbratura.

Lo spettro temporale che all’epoca la Digos prese in osservazione fu il dicembre del 2012, gli accertamenti scattarono il 6 e si conclusero quasi sotto Natale. Vennero instaallate anche alcune telemcanre nei vari ingressi

La tipologia dei casi di truffa è praticamente una fotocopia: un dipendente che «si assentava dal luogo di lavoro, e tuttavia dissimulava tale assenza conferendo il proprio “badge segnatempo”» a un collega «il quale provvedeva - tramite la timbratura (“strisciata”) del predetto badge, effettuata, in luogo del collega, nell’apposita apparecchiatura elettronica predisposta dall’amministrazione di appartenenza per la rilevazione ed il controllo dell’entrata e dell’uscita dal luogo di lavoro - a far falsamente apparire» il collega «presente nelle ore in cui costui era, in realtà, assente dal luogo di lavoro».

Ma ci sono anche agli atti due episodi di danneggiamento che riguardano esclusivamente altri due indagati, ovvero Rosario Mondelli e Santo Bonasera. Il 10 dicembre del 2012 Mondelli si è reso evidentemente conto che era stata installata una telecamera dagli investigatori della Digos nel corridoio del piano terra vicino all’ingresso principale di corso Cavour della Provincia, quindi ha preso un bastone telescopico («si muniva di bastone allungabile») e ha cominciato a menare fendenti fin quando la telecamera si è frantumata («rimossa dal suo alloggiamento prendeva a penzolare e, ulteriormente colpita dall’indagato, subiva il distacco del circuito»).

Bonasera invece il 14 dicembre del 2012, quindi pochi giorni dopo, s’è accorto della telecamera che era stata collocata all’altro ingresso di via XXIV Maggio, ha preso il manico di una scopa e ha spostato le telecamere una per volta, rivolgendole verso il muro.

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