Messina

Nuova Don Blasco:
città beffata

Bando da 27 milioni adeguato al Codice appalti ma l’appalto viene ri-bloccato. Il decreto regionale non è firmato dalla Ragioneria! Serve un decreto bis

Nuova Don Blasco:  città beffata

Difficile crederci, lascia di stucco che nell’era digitale e della “pubblica amministrazione trasparente” come dicono i siti, si consumino casi burocratici dal sapore medievale. Quello di un ennesimo ritardo procedurale, di un incredibile errore documentale che continua a far slittare l’appalto per realizzare la nuova via Don Blasco, il collegamento diretto tra il porto e gli svincoli, l’alternativa alla via La Farina, la riqualificazione di Maregrosso.

Prima di raccontarla – la barzelletta che dal 28 aprile blocca 27 milioni di euro per Messina – una piccola riflessione. È l’unica grande opera in città per la viabilità e la riqualificazione. È un’opera progettata dal 1996 che qualcuno fa ancora ritardare mentre l’altra infrastruttura, il nuovo porto di Tremestieri, gara da 72 milioni, giace sempre in una palude.

Inquadrata la cornice, il caso, non senza un ulteriore premessa. Già lo scorso 18 aprile il bando d’appalto per la nuova arteria nelle aree morte della Piccola velocità ferroviaria era stato bloccato in extremis. L’Urega e il Comune si erano resi conto, infatti, che il bando non teneva conto dell’entrata in vigore, immediatamente precedente, del nuovo Codice Appalti. Che beffa, dover rifare un bando cui s’è lavorato per mesi a causa di una sfasatura di 48 ore. Ma si è reagito e lavorato sodo, approntando il nuovo bando in una decina di giorni. Ma ecco esplodere il caso: negli ultimi giorni d’aprile il dirigente dell’Urega, Giovanni Franciò, il responsabile del procedimento Mimmo Manna ed il dirigente sella Segreteria generale Gianni Bruno si accorgono del più banale dei vizi formali. Il decreto regionale di finanziamento, asse portante del budget globale di 27 milioni (Regione-Stato-Autorità portuale) risultava firmato solo dal dirigente dell’Assessorato, ma non dalla Ragioneria generale della Regione Siciliana. Come dire, senza la garanzia dell’ufficio titolare... delle casse e delle finanze. Con atteggiamento gandhiano il Comune non ne ha fatto un caso di Stato ma ha allertato gli uffici regionali competenti, invocando un rapido correttivo in modo che la terza “Città metropolitana” abbia, alla fine, nel 2016, la sua opera ventennale.... Correzione in tempo reale? Ma neanche per sogno, Palermo spiega che serve un nuovo decreto regionale, e formalmente è pure comprensibile: solo un decreto integra un decreto. Solo che, come spiega l’assessore Sergio De Cola: «Stiamo aspettando il nuovo decreto dal 28 aprile, ormai da più di un mese». Chissà quanto potrebbe passare ancora... quante nuove complicazioni e scoperte, e magari, di questo passo, quante nuove leggi e decreti. Il sempre più storico progettista, Antonio Rizzo (1996-2016) è il volto di chi cerca sempre la collaborazione costruttiva tra Istituzioni: «A Palermo hanno detto che la prossima settimana il problema sarà risolto».

Vogliamo ancora credere alle promesse, ma la sensazione è che Messina subisca spesso beffe perfino sospette in stile “Scherzi a parte”. E non ride piùnessuno, specie il cittadino.

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