Indagato anche l’imprenditore Paolo Siracusano

I nuovi sviluppi dell’operazione “Matassa” condotta dalla Squadra mobile. Contestato dalla Procura il concorso in associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale

Indagato anche l’imprenditore Paolo Siracusano

L’emissione delle misure cautelari non ha costituito l’atto finale dell’operazione “Matassa”. Mentre il giudici del Riesame si stanno pronunciando in seguito ai ricorsi degli indagati, l’inchiesta va avanti, accompagnata da ulteriori sviluppi. Il più significativo riguarda l’avviso di garanzia che martedì scorso ha raggiunto l’imprenditore messinese Paolo Siracusano. Deve rispondere del reato di concorso in associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. Ed ecco che si stagliano nuovamente all’orizzonte rapporti con il mondo politico che gli inquirenti ritengono poco limpidi. Relazioni controverse, su cui l’indagato è stato invitato a fornire chiarimenti, in un primo momento nella veste di persona informata sui fatti. I pubblici ministeri titolari del fascicolo, i sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Liliana Todaro e Maria Pellegrino, hanno chiesto conto e ragione di alcune circostanze legate a intercettazioni tra lo stesso Siracusano e altri indagati, tra cui Baldassarre Giunti. Così, sabato 21 maggio, hanno invitato l’imprenditore messinese a un primo faccia a faccia, non in presenza del suo difensore. Qualche giorno dopo, è stato emesso l’avviso di garanzia e venerdì scorso, a Palazzo Piacentini, si è tenuto l’interrogatorio di garanzia. Due le questioni al centro del confronto tra Siracusano, accompagnato stavolta dall’avvocato Nunzio Rosso, e i magistrati: il suo “impegno” nel corso delle tornate elettorali tra il 2012 e il 2013 e il suo ruolo nei casi di elargizione di beni in cambio di voti. L’indagato, mostrando documentazione a supporto delle sue tesi, ha spiegato di non essersi mai speso, alle Regionali, né in favore di Francantonio Genovese né del cognato Franco Rinaldi, ma di essere sceso in campo, in qualità di tesserato della lista “Il Megafono”, a sostegno di Rosario Crocetta, candidato come governatore e deputato all’Ars. Secondo la difesa, quindi, è da respingere la vicinanza di Siracusano agli allora esponenti del Pd, su cui si fondano le contestazioni della Procura. Analogo discorso vale per le Amministrative del 2013, quando avrebbe appoggiato Renato Accorinti. L’altro aspetto riguarda le linee di credito richieste da taluni indagati in modo da riempire buste della spesa da consegnare a potenziali elettori («per gente che ha bisogno»), in cambio delle preferenze. Il nome di Siracusano, in questo contesto, viene fuori in qualità di proprietario locatore dell’immobile che ospita un supermercato di Contesse dove frequentemente i procacciatori di voti si sarebbero recati. Qualcuno, spiega la difesa, avrebbe sollecitato l’attuale indagato a intercedere presso il titolare dell’esercizio affinché consentisse di acquistare i prodotti e ottenere quanto dovuto solo successivamente.

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