Messina

"Genovese e Rinaldi
sapevano di Pernicone"

L’interrogatorio “segreto” del consigliere comunale Paolo David indagato nell’operazione “Matassa” su mafia e politica. Il bancario al gip: «... si interessava sul piano elettorale a loro favore, ma non sono stato io il tramite»

"Genovese e Rinaldi sapevano di Pernicone"

Rinaldi e Genovese

«Genovese e Rinaldi sapevano che Pernicone si interessava sul piano elettorale a loro favore; ma non sono stato io il tramite».

Ecco la verità “segreta” dell’interrogatorio del bancario e consigliere comunale di FI Paolo David, quando sabato mattina si è seduto davanti al gip Maria Teresa Arena per raccontare la sua versione dei fatti sulla “Matassa”. È attualmente indagato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, e nei suoi confronti è stata decisa la misura restrittiva del carcere. L’hanno richiesta i sostituti della Dda Liliana Todaro e Maria Pellegrino.

Se per un verso David ha preso le distanze da Angelo Pernicone detto “Berlusconi”, l’organizzatore di eventi e spettacoli a disposizione degli “amici” («... con Pernicone non ho rapporti, questa gente non ha limiti»), dall’altro con quella dichiarazione è diventato in un certo senso “l’anello di congiunzione” tra Pernicone e i due cognati parlamentari, probabilmente quello che la Procura cercava da tempo e non aveva ancora trovato tra le pieghe dell’indagine della Mobile sulla campagna elettorale “infinita” tra il 2012 e il 2013, consumata secondo la Procura tra pacchi di pasta e posti di lavoro trimestrali per tenere al guinzaglio gli elettori.

Dev’essere stato un interrogatorio piuttosto drammatico, durato quasi tre ore, visto il tenore delle sue dichiarazioni. Gli erano accanto gli avvocati Nino Favazzo ed Emilio Fragale. Ecco quindi alcuni dei passaggi fondamentali del “faccia a faccia”.

Il medico Picarella

David ha affermato che «... sapevano Genovese e Rinaldi che Picarella se poteva mi dava una mano per fare lavorare qualcuno. Con loro ogni tanto ho parlato di Picarella esprimendo parole di apprezzamento. In realtà Picarella non aspettava alcuna autorizzazione dalla Regione; si trattava solo di comprendere quali erano i passaggi burocratici per ampliare e in parte trasformare la struttura nella sua disponibilità. Genovese e Rinaldi sapevano di questa esigenza del Picarella ma non erano evidentemente interessati». Nel corso dell’indagine infatti gli investigatori della Mobile hanno documentato con captazioni ambientali e telefoniche che il dott. Picarella chiese aiuto a David perché, sempre secondo quanto ha dichiarato nel corso dell’interrogatorio, «... cercava un contatto con un funzionario regionale per vedere se si poteva realizzare un’attività riabilitativa». Ed ancora: «... quando sono andato a Palermo forse ho portato i saluti di Genovese. Non mi ricordo se il giorno dopo Picarella è andato a ringraziare in segreteria».

I rapporti con Pernicone

Per quel che riguarda la sua conoscenza con l’imprenditore soprannominato “Berlusconi”, David ha dichiarato di averlo conosciuto «... in segreteria perché votava per..., l’ho conosciuto due anni prima. È stato lui che si è proposto di aiutarmi nella campagna elettorale. Con Pernicone non avevo rapporti perché è gente invadente». In un altro passaggio David afferma: «... avevo saputo che Pernicone era amico di Capurro e alla luce delle risultanze penso che lui abbia fatto una sorta di doppio gioco». David ha poi confermato di essersi interessato della vicenda Cas per conto di Pernicone, ma senza poi approdare a nulla: «... Con Gazzara ho preso appuntamento personalmente dietro le insistenze di Pernicone che voleva informarsi se il Cas affidava lavori di scerbatura o simili. Ho chiesto a Gazzara cosa si doveva fare e lì è finita; in realtà ho chiesto quando si sarebbero aperti i bandi. Non mi risulta che Pernicone abbia avuto alcun incarico».

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Lo sfogo

«Non so perché sono qui»

Se un uomo viene privato della libertà e portato in carcere è sempre un dramma. Traspare anche da alcune dichiarazioni di David nel corso dell’interrogatorio. Ha per esempio affermato tra una dichiarazione e l’altra «... non so perché mi trovo qua», oppure «... la politica è servizio».

Ha anche detto che sarebbe voluto “uscire” dalla politica, ma non ne ha avuto il tempo: «... quando ci sono state opportunità ho aiutato tutti, ma non solo nel periodo elettorale... avevo già deciso di uscire dal consiglio comunale, volevo fare in proposito una conferenza stampa e spiegare che volevo uscire dalla politica ma restando a disposizione della gente... è un fatto caratteriale, io sono disponibile... io prima di fare una cortesia a qualcuno non chiedo quanti voti ha da portare».

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