Messina

Rebecca e Rosario,
il dolore di una città

Tragedie speculari, i due padri che assistono alla morte traumatica dei figli

Rebecca e Rosario,  il dolore di una città

Due ragazzi di Messina, quattordici anni ciascuno, un fuoco di passione entrambi (la danza e il ciclismo) ci hanno lasciato traumaticamente. L’8 marzo scorso a Mili marina, travolta da un’auto, toccò a Rebecca Lazzarini, la quattordicenne di Pezzolo, studentessa del liceo scientifico Seguenza. Ieri, 15 maggio, sulla Litoranea, al quattordicenne dell’Annunziata, Rosario Costa, alunno dell’istituto nautico Caio Duilio. Due incidenti stradali assai diversi, in questo senso gli accostamenti sono fuorvianti.

Ma c’è qualcosa di più profondo che unisce le due vicende di questo terribile scorcio del 2016, e non è solo la coincidenza di due adolescenze spezzate, nello stesso anno 14.esimo, in pochi attimi. V’è stata sul luogo della tragedia, nei due casi, la presenza, causa di strazio al di là di ogni misura sopportabile, del padre della giovanissima vittima. Francesco Lazzarini e Stello Costa hanno dovuto misurarsi con il dolore più sconvolgente per un uomo: il dover assistere, all’improvviso, alla morte violenta della propria prole. Senza nessuna gradualità, senza nessuna malattia cui nel tempo piegarsi o perfino rassegnarsi, senza nessuna riflessione da poter coltivare a lungo nell’anima, senza nemmeno il respiro di un periodo di tempo più o meno prolungato in cui illudersi di poter vincere contro un destino crudele. Il più crudele.

Nulla di tutto questo: la morte che subentra alla vita in un istante, l’impotenza disperata di provare a rianimare un figlio la cui vita strappata sta fuggendo via, anzi è già fuggita. Probabilmente solo la fede in Dio, e non subito, ma dopo un tempo non stimabile, può medicare in qualche modo quel che non può essere oggetto di consolazione.

Di una cosa, però, siamo certi. Che anche stavolta come per Rebecca la comunità messinese, non solo quella degli affetti, dei parenti e degli amici, ma la Città con la maiuscola si stringerà a questi nuovi genitori straziati, a Stello e Mora, ai nonni, agli zii, ai cugini.

Nessuno dei presenti dimenticherà mai i funerali di Rebecca Lazzarini, le tremila persone avvinte in un silenzio che era energia di amore condiviso, i messaggi all’altare dai piccoli gruppi e comunità di cui l’appassionata Rebecca faceva parte, la linea bianca di palloncini che ha striato il cielo sopra il Duomo quando la bara della ragazza ha fatto capolino fuori dal portale nella piazza trasformata in uno stadio strano, che metteva i brividi.

Un popolo in silenzio, la terra di Messina così “percossa e attonita” che si sentivano, nitidi i gabbiani di un mare invisibile. Quasi irreali.

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