Messina

Dagli appalti al concerto di Emma
Gli interessi del “sistema” Pernicone

Una delle figure chiave dell’intera inchiesta

Dagli appalti al concerto di Emma  Gli interessi del “sistema” Pernicone

Dagli appalti del Comune, che consentivano anche di svolgere lavori “privati” in favore di qualche “amico”, al controllo dei servizi di sicurezza allo stadio o in occasione di concerti. E poi l’attività «incessante nell’ambito dello scambio illecito di consensi elettorali». C’è una figura chiave attorno alla quale ruotano molti aspetti dell’inchiesta che ha portato all’operazione “Matassa” ed è Angelo Pernicone. Soprannominato “Berlusconi”, insieme al figlio Giuseppe è risultato, per gli inquirenti, «pienamente inserito nelle dinamiche illecite della consorteria mafiosa in esame», per il suo «legame affaristico intrattenuto con Gaetano Nostro». Incensurato, era stato indagato ma poi assolto per le estorsioni ai danni dell’Fc Messina nell’ambito del servizio di “maschere” al vecchio stadio Celeste. Un campo in cui Pernicone, comunque, continuerà a muoversi, in uno dei suoi molteplici interessi. La centralità della figura di Angelo “Berlusconi” Pernicone è palesata dall’ordinanza: «Le emergenze in atti hanno dimostrato, in termini adeguati, i collegamenti, per un verso, tra Angelo Pernicone e la criminalità organizzata messinese, in specie, il gruppo ricondicibile a Gaetano Nostro e, per altro verso, alla politica locale ed in particolare a Giuseppe Capurro e Paolo David».

Il Consorzio “pigliatutto”

Uno dei settori di “collegamento” tra le varie componenti in gioco è quello delle cooperative e degli appalti comunali. Angelo Pernicone, tramite il figlio Giuseppe, amministratore unico della “Angel – Società cooperativa sociale” e socio del “Consorzio Sociale Siciliano soc. coop. Sociale” «controlla il settore delle cooperative operanti, soprattutto nel settore della cura e della manutenzione del verde urbano». E che fossero gli appalti pubblici, legati direttamente o indirettamente al Comune, la “torta” principale di cui si nutriva il Consorzio emerge chiaramente dalle carte. «Tra il 2010 ed il 2011 il Consorzio sociale ha stipulato con il Comune di Messina contratti per la scerbatura e la potatura di alberi, lavori affidati a trattativa privata. Nel 2013 è stato, altresì stipulato un ulteriore contratto con il Comune per il servizio per la prevenzione e il controllo dell’infestazione del punteruolo rosso. Diversi sono stati inoltre i lavori affidati negli anni passati, al Consorzio, ad opera di “partecipate” attraverso un meccanismo di frammentazione di servizi omogenei in modo da non superare il limite soglie degli importi stabiliti dalla normativa di settore. Tutto ciò è avvenuto senza che risulti, dagli atti, alcun accertamento volto a verificare se il Consorzio avesse o meno i requisiti previsti dalla legge». Nel gennaio 2013 anche Gazzetta del Sud si occupò dei tanti appalti assegnati al Consorzio, dalla scerbatura nei cimiteri al “Punteruolo rosso”, per un totale, nei suoi primi anni di vita, di oltre 500 mila euro di appalti. «Il Consorzio – si legge ancora – garantendone l’assunzione, è stato “utilizzato” al fine di fare ammettere, guarda caso, esclusivamente soggetti vicini ai clan (...) a benefici detentivi quali la concessione del regime della semilibertà». Assunti non perché «in possesso di particolare esperienza», ma solo perché il Consorzio era «a disposizione delle consorterie». Tanto da svolgere anche attività «che nulla avevano a che fare con gli obblighi contrattualmente assunti» (vedi scheda).

Calcio e musica

Un uomo a tutto campo, Pernicone. «Nell’interesse del clan Spartà, “l’imprenditore”, controlla l’attività di stewarding e dei servizi di sicurezza ad eventi sportivi e concerti oltre che in fiera». Non contento, Pernicone aveva concordato con un altro indagato, Francesco Foti, di incontrare l’ex presidente dell’Acr Messina Pietro Lo Monaco «in vista dell’avvio del campionato di calcio, per garantirsi l’affidamento di alcuni servizi esterni benché fosse noto a tutti i presenti al summit che gli stessi erano già stati assegnati». Ad occuparsene la cooperativa Angel e la ditta Ser.Ge.93. Eloquente un “summit” tenutosi a Tipoldo, in una proprietà a disposizione di Pernicone, «in cui erano oggetto di discussione proprio i concerti tenuti presso Villa Dante il 9 e l’11 agosto 2012», in particolare quelli di Emma e degli Afterhours. Proprio in quella riunione «emerge il diretto interesse di Nostro alla percezione dei compensi per le prestazioni fornite nel corso degli eventi organizzati a Villa Dante», da cui inizialmente ci si attendeva un ricavo di almeno 50 mila euro, salvo poi lamentarne solo la metà.

I rapporti politici

I magistrati lo scrivono chiaramente: «Angelo Pernicone rappresenta il trait d’union tra il politico e gli elettori in quanto costui, legato alla criminalità organizzata ed in specie al clan Spartà ma anche a quello di Ventura, si prodiga per garantire un pacchetto di voti con l’evidente obiettivo di assicurarsi l’affidamento di lavori da parte del Comune e non solo, garantendo come conseguenza, anche l’assunzione per sodali ed amici». E infatti «durante la campagna elettorale per il rinnovo del parlamento regionale nelle quali era candidato l’on. Rinaldi, Paolo David e Angelo Pernicone si occupavano di organizzare i vari appuntamenti elettorali (la cena presso il ritrovo Moschella, la riunione presso la Chiesa di Montalto, il comizio dell’on. Crocetta a Piazza Duomo durante il quale, proprio Giuseppe Pernicone era l’addetto al servizio d’ordine, la cena presso il ristorante il Campanile).

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I favori “privati”

«Il Consorzio Sociale Siciliano è un’entità nella disponibilità degli ambienti malavitosi messinesi e nonostante il rapporto convenzionale che lo legava al Comune di Messina, agiva a titolo di cortesia utilizzando uomini e mezzi per fini squisitamente privati». Ad esempio gli operai del Consorzio, tra i quali Adelfio Perticari, «usano il carrello elevatore in uso al Consorzio» anche «a titolo di “cortesia”» per Luigi Tibia, nel cortile di casa sua a Giostra, ma anche nell’abitazione di Giuseppe Cutè, sempre a Giostra, dove «provvedevano a potare un pino in un’area di pertinenza dell’abitazione».

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