messina

Aborti clandestini,
in silenzio i due medici

Sentiti stamani a Gazzi i due medici del Papardo Piemonte fermati ieri con l'accusa di aver praticato aborti clandestini in uno studio privato

Aborti clandestini, fermati  ginecologo e anestesista

Sono stati sentiti stamani nel carcere di Gazzi i due medici del Papardo Piemonte che da ieri sono in stato di fermo con l'accusa di aver praticato aborti clandestini in uno studio privato. Tuttavia non hanno risposto alle domande del Gip Vermiglio e del Pm Accolla poiché non ancora a conoscenza degli atti processuali, ma hanno annunciando di farlo subito dopo. Il primario di rianimazione Giuseppe Luppino era assistito dagli avvocati Chiara Sterrantino e Alberto Gullino, il ginecologo Giovanni Cocivera, invece, dall'avvocato Nicola Giacobbe. Probabilmente entro domani il giudice per le indagini preliminari deciderà sulla convalida del fermo trasformandola in arresto. Intanto le indagini proseguono.

Ci sono molti aspetti da chiarire su questa vicenda che, come detto  dallo stesso direttore generale dell'azienda Papardo Piemonte,  potrebbe essere solo la punta di un iceberg. Anche la linea dei magistrati che hanno avviato l'indagine culminata con i fermi di ieri mattina rimarca scenari sui quali c'è ancora tanto da approfondire. Ci sono, intanto, alcuni aspetti  di fondamentale importanza per gli investigatori emersi a seguito di pedinamenti dei due medici incriminati.  Comprendono, si legge testualmente nella loro ordinanza, «sequestri probatori convalidati dall’autorità giudiziaria, aventi ad oggetto il “materiale organico” che gli indagati gettavano nell’immondizia subito dopo aver eseguito gli illeciti interventi di aborto, come altri scarti consistenti in flaconi, fiale, contenitori e scatole dei medicinali». E' stata la polizia giudiziaria a recuperare questo materiale non appena il dottor Giovanni Cocivera lo gettava nel cassonetto dei rifiuti una volta ultimate le interruzioni di gravidanza nel suo studio privato. Nel mirino   anche le presunte sottrazioni  di farmaci dall’ospedale e le somme richieste alle pazienti  che si sottoponevano all'aborto pagando tra i 750 e i 1200 euro evidentemente in nero.   Ed a scoperchiare del tutto una pentola in ebollizione ci ha pensato, a poche ore dai fermi, il direttore generale dell'azienda Papardo-Piemonte. Il manager tra i vari retroscena svelati e che potrebbero essere oggetto di future inchieste giudiziarie, ha detto che Cocivera era tra uno dei due medici non obiettori tra i 20 di cui dispone l'azienda Papardo-Piemonte ma non per questo le pratiche di aborto legali, in ospedale, non venivano evase, o ritardate. 4-6 a settimana ne vengono mediamente praticate, ha sottolineato, annunciando che è intenzione dell'azienda di passare alla pillola abortiva in futuro per l'interruzione di gravidanza.

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