Messina

Continua l’incubo
dell’emergenza traffico

Il rapporto annuale sui livelli di rumore conferma i disagi quotidiani. Anche nel 2015 i valori notturni di inquinamento acustico superano di gran lunga i limiti fissati dalla legge

Continua l’incubo  dell’emergenza traffico

Passano gli anni, ma l’emergenza traffico non va via. Si attenua leggermente, al massimo, ma finché soprattutto Tremestieri non sarà un “vero” porto, non ridurrà i disagi che la città di Messina, a partire dalle sue strade centrali, sopporta da troppi anni. Il rapporto annuale del monitoraggio del rumore da traffico veicolare per l’anno 2015, redatto dal dipartimento Mobilità urbana (servizio Monitoraggio ambientale), conferma infatti che i livelli di guardia, in città, continuano ad essere abbondantemente superati.

Il sindaco Renato Accorinti e l’assessore alla Mobilità urbana Gaetano Cacciola hanno trasmesso il rapporto ai ministeri delle Infrastrutture e Trasporti e dell’Ambiente e alla Regione, perché come sempre si è detto, questo non può certo essere derubricato come un caso esclusivamente locale.

«Gli alti livelli del rumore, riscontrati nelle principali strade cittadine – sottolineano sindaco e vicesindaco – con riferimento soprattutto al periodo notturno, evidenziano la necessità che si completino le infrastrutture (Porto di Tremestieri, svincoli autostradali Giostra-Annunziata, via del Mare) necessarie a liberare Messina dal transito dei mezzi pesanti nel centro urbano ed a fluidificare il traffico nel principale asse stradale nord-sud. Lo stato dell’arte, al 2015, della viabilità di Messina, fotografato rigorosamente con l’impatto che esso genera sull’inquinamento acustico, traccia, inoltre, un percorso comune a tutte le città italiane, da seguire nel medio–lungo periodo, che dovrà condurre ad un uso sempre più limitato dei veicoli privati negli spostamenti urbani e ad un maggiore utilizzo del trasporto pubblico locale e di tutti gli strumenti adeguati ad una mobilità sostenibile dal punto di vista ambientale e della qualità della vita».

I dati sono piuttosto eloquenti. Basti vedere quello sui mezzi pesanti: su un totale di 770.155 tir transitati nel 2015 dalla città, 290.094 hanno attraversato lo Stretto imbarcandosi o sbarcando alla rada San Francesco. Conforta il calo, in questo dato specifico, rispetto al 2014, quando la stessa voce faceva registrare quota 329.587 tir. In senso assoluto, però, il numero di mezzi pesanti nel 2015 è aumentato di quasi 7 mila unità. In media, durante l’anno oltre il 60 per cento dei tir è transitato dalla rada San Francesco con Caronte&Tourist, con i picchi maggiori raggiunti a gennaio (96%), marzo (100%), aprile (81%) e novembre (73%). La causa principale, manco a dirlo, l’insabbiamento degli approdi di Tremestieri. Ma resta in piedi il nodo della gestione di imbarchi e sbarchi anche con gli approdi a sud in funzione, oggetto peraltro di scontri tra gli armatori e il comandante della polizia municipale Calogero Ferlisi.

Scontato il dato sulle autovetture: in questo caso la scelta ricade quasi esclusivamente sulla rada San Francesco, con 1 milione 601 mila 925 auto che nel 2016 hanno optato per Caronte&Tourist, su un totale di 1 milione 708 mila 388 vetture. Il picco, manco a dirlo, ad agosto, seguito da luglio e in proporzioni minori da settembre. Il vero elemento critico è che i livelli di rumore superano i limiti consentiti in tutte le zone del centro analizzate, sia in orario diurno che, soprattutto, in quello notturno (vedi la tabella sopra). Dalle 22 alle 6, sul viale Boccetta il livello del rumore raggiunge quota 67,5-66,5 decibel, quando il limite sarebbe 55. In via La Farina arriva a 68,5. Sul viale della Libertà a 69,5. In via Taormina a 68. E in via Consolare Pompea, dove il limite scende a 50, il livello è pari a 65. Da dormire con i tappi alle orecchie, verrebbe da dire.

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