Messina

Traffico di droga,
stangati otto imputati

La sentenza di un troncone del processo “Vicolo cieco”. I giudici hanno inflitto la condanna più severa, 28 anni di reclusione, a Giovanni Schepis

Traffico di droga,  stangati otto imputati

Mano pesante dei giudici chiamati a pronunciarsi sulla posizione di otto imputati nell’ambito di un troncone dell’operazione antidroga “Vicolo cieco”.

La prima sezione penale di Palazzo Piacentini, composta da Silvana Grasso (presidente), Monia De Francesco e Giovanni Albanese, ha stangato Giovanni Schepis, infliggendogli ben 28 anni di reclusione, Basilio Schepis (27 anni di pena) e Felice Schepis (25 anni di pena). Condannati poi Salvatore Furnari a 10 anni di reclusione e 50mila euro di multa, Antonino Muscarà a 6 anni e 26mila euro di multa, Santino Emanuel Schepis a 13 anni e 6 mesi, Alessandro Catalano a 3 anni di reclusione e 900 euro di multa, Francesca Paratore a 7 anni e 30mila euro di multa. Disposta anche l’assoluzione per alcuni capi d’imputazione a beneficio di Furnari e Paratore. Hanno difeso gli avvocati Barone, Broccio, Trischitta, Noè e e Fusca.

Questo verdetto si aggiunge a quello dello scorso mese di novembre, quando il gup Daniela Urbani, al termine dell’udienza con rito abbreviato, ha condannato 19 imputati (per oltre 146 anni di carcere complessivi) e deciso l’assoluzione di Antonino Casablanca («per non aver commesso il fatto»).

Con l’inchiesta “Vicolo cieco” gli investigatori della Squadra mobile, guidati dal dirigente Giuseppe Anzalone, hanno smantellato una holding con radici a Mangialupi e specializzata nel traffico di sostanze stupefacenti per tutti i gusti. La droga giungeva dalla Locride nella zona sud di Messina. Ingenti quantitativi rifornivano i principali canali dello spaccio della città dello Stretto e della provincia, non tralasciando il territorio catanese. Le redini di questa “impresa della droga” erano nelle mani di un sodalizio con centro operativo in un ritrovo del rione Gazzi. In un vicolo confinante si pianificavano le attività di rifornimento, distribuzione, vendita e riscossione dei crediti. Proprio nelle adiacenze della stradina, grazie anche a intercettazioni ad alta tecnologia, è penetrata la polizia, che nel dicembre 2014 ha eseguito 28 ordini di cattura e interrotto lucrosi affari, stimati in 235mila euro. I proventi dello smercio della “roba” erano così alti che al momento del blitz degli agenti in alcune abitazioni sono stati trovati 71.000 euro in contanti (oltre a 600 grammi tra cocaina, eroina e marijuana). Secondo gli inquirenti, al vertice della holding vi era Alfredo Trovato, con il compito di organizzare ogni attività. Lo fiancheggiava Giuseppe Arena, pianificatore delle strategie del sodalizio. Altro suo stretto collaboratore risultava Salvatore Gangemi, il quale raccoglieva il denaro guadagnato. Completavano il “team” pusher e perfino assaggiatori delle sostanze con il compito di verificarne purezza e qualità.

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