E' polemica

Taormina Arte e la fondazione... del caos

Taormina Arte e la fondazione... del caos

Il Consiglio comunale di Taormina nei giorni scorsi ha bocciato la proposta di delibera per la trasformazione del Comitato Taormina Arte in Fondazione. Il consiglio ha bocciato la costituenda Fondazione lamentando per l'assenza di un piano economico per il pagamento dei debiti, la mancanza di un business plan sulle attività dei prossimi anni, e l'assenza di centralità per Taormina nello statuto deliberato dal commissario. Ora l'assessorato regionale dovrà cercare di trovare un'altra soluzione; il Comitato di Taormina Arte ha debiti per circa 5 milioni di euro ed è a rischio la stagione estiva organizzata dall'ente.

"La Fondazione Taoarte va avanti. Sono molto rammaricato per il voto contrario espresso dal consiglio comunale di Taormina, sul conferimento dei beni alla Fondazione stessa, cosa che di fatto mette il comune di Taormina fuori dalla Fondazione". Lo ha dichiarato l'assessore al turismo, spettacolo e sport, Anthony Barbagallo. "E' una scelta inspiegabile, se non nei termini di un localismo miope e molto autoreferenziale, - ha proseguito - che pensa di esercitare un potere di veto per rinviare sine die, in attesa che magari vengano soddisfatti degli appetiti locali, la piena operatività dello strumento centrale per rilanciare il marchio Taormina nel mondo. Io non mi piego a queste cose. Grazie al conferimento dei beni alla costituenda Fondazione, effettuato in maniere celere, dalla Città Metropolitana di Messina, e ringrazio il prefetto Filippo Romano per questo, la Fondazione potrà essere immediatamente operativa, e iniziare a pianificare le innumerevoli attività, di alto livello, già in programma a partire da questa estate".

Sulla controversa questione riceviamo anche una nota di Giuseppe Ministeri, operatore culturale ed ex collaboratore di Taormina Arte: "E così il Consiglio comunale di Taormina ha bocciato il conferimento dei beni e lo schema di statuto della nuova Fondazione. E tutti i protagonisti hanno ampiamente motivato la loro posizione con lunghe dichiarazioni ed interviste. A adesso? L’Assessore Barbagallo denuncia piccoli interessi e localismi incomprensibili, il commissario Di Miceli esprime grande amarezza, il sindaco Giardina dichiara che il Comune non può restare fuori dalla Fondazione e preannuncia di volere fare da tramite tra le varie posizioni, i singoli consiglieri motivano la loro decisione. Desidero però fornire qualche spunto, spero utile, per meglio analizzare la situazione.
Sull’iter di costituzione. Il Consiglio comunale non era chiamato a mandare un messaggio, né ad esprimere un parere. Doveva deliberare su un atto avente ad oggetto “Trasformazione del Comitato Taormina Arte in Fondazione – Adesione e individuazione dei beni da conferire”, e lo ha bocciato. Non lo ha emendato, non lo ha rinviato per approfondimenti. Lo ha bocciato. Ha stabilito la propria contrarietà alla trasformazione del Comitato in Fondazione, o alla adesione del Comune di Taormina, o al conferimento dei beni. O tutte le questioni assieme. Adesso l’esito naturale non può che essere o la liquidazione del Comitato, o la trasformazione in Fondazione senza il Comune di Taormina. Mi chiedo: era questo l’obiettivo? Non credo proprio.
Sulle motivazioni. Mi sembra corretto, come rappresentato da molti consiglieri, che all’atto della costituzione della dotazione patrimoniale della Fondazione si abbia piena contezza della situazione debitoria e del piano di sviluppo. Che senso avrebbe conferire dei cespiti del tutto inadeguati a far fronte alla situazione debitoria e senza un’idea di come proseguire le attività? Perché dal Comitato, e anche dalla Regione, su questo tema continua il silenzio?
Sui conferimenti. Ho già detto che ho trovato ridicolo il dibattito delle scorse settimane sui beni da conferire, perché, a mio avviso, non centrava minimamente il nocciolo della questione. I cespiti, conferiti non in proprietà, ma in uso, devono servire, attraverso la rendita che possono generare, a garantire il funzionamento della Fondazione, lo sviluppo delle attività, l’adempimento rispetto delle obbligazioni assunte (debiti). E allora, come si stabilisce quali cespiti conferire senza sapere né l’ammontare della massa debitoria né a quanto ammonterà il conto economico? La dotazione patrimoniale deve infatti garantire, attraverso la rendita, di far fronte ai debiti, ai costi di funzionamento, allo sviluppo delle attività. Faccio un esempio per capirsi: se ogni anno si ha un deficit € 500.000,00, e si hanno debiti per € 5.000.000,00, da ripianarsi in cinque anni, significa che ogni anno serve un patrimonio capace di garantire una rendita di € 1.500.000. E quanto si pensava di trarre dai cespiti di cui si è perlato finora, più di € 100.000,00? E poi, la Regione, cosa pensa di conferire?
E qui ancora - conclude Ministeri - stiamo a discutere di palermocentrismo, di ruolo di Taormina, di sproporzione tra il valore dei cespiti conferiti etc. etc. Meglio così…… peggio per tutti".

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