Messina

Finanziere condannato
a tre anni

L’indagine sui falsi controlli nei locali. Il giudice ha anche disposto l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni

Finanziere condannato  a tre anni

Il gup Monica Marino ha condannato il finanziere Giuseppe Rondinone a 3 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta su presunti falsi controlli in alcuni esercizi della riviera nord. Non solo: per il militare, difeso dall’avvocato Luca Frontino, il giudice ha disposto l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni. Cadono le accuse, però, per un episodio di truffa e di falso ideologico. Le prossime tappe giudiziarie prevedono, l’1 giugno, l’inizio del processo per i colleghi Domenico Inferrera, Massimo Giuffrè e Gaetano Calafiore dinanzi alla Seconda sezione collegiale di Palazzo Piacentini. I quattro sono coinvolti in un’indagine durata mesi sui controlli fiscali tra il 2014 e il 2015. Il gip Maria Teresa Arena ha tracciato un “profilo complessivo” del maresciallo Inferrera e dei tre sovrintendenti Calafiore, Giuffrè e Rondinone, finiti all’epoca ai domiciliari, parlando di uno «spaccato che desta notevole allarme» e aggiungendo che «i militari intrattengono rapporti di cointeressenza con imprenditori ed esercenti attività commerciali e di ristorazione in forza dei quali li tengono al riparo da controlli che ove eseguiti nel rispetto delle procedure cagionerebbero loro “danni” economici». Ciò «con sprezzo del dovere assunto indossando la divisa del Corpo della Gdf» e «ispirandosi solo ed esclusivamente a un tornaconto» personale in negozi, bar e locali. Le accuse del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e del sostituto della Dda Fabrizio Monaco erano, a vario titolo, di violazione di segreto d’ufficio, abuso d’ufficio e falso, formulate in seguito al monitoraggio con una microspia piazzata sulla loro auto di servizio. I militari informavano in anticipo i gestori dei lidi dei controlli preventivati, «al fine di evitare gli esiti pregiudizievoli correlati ad un controllo con esito irregolare». Avrebbero ottenuto in cambio tessere per accedere in uno stabilimento balneare e a vari servizi. Gli indagati, inoltre, stabilivano quali imprese ispezionare. In alcune circostanze, avrebbero indotto chi era sottoposto a verifica ad emettere uno scontrino fiscale per pochi euro, e l’accertamento, in tal modo “aggiustato”, veniva falsamente attestato come regolare. «In una circostanza – hanno affermato gli inquirenti – il controllo di regolarità fiscale, in un’attività di impresa rispetto alla quale uno dei finanzieri mostrava interesse diretto, era integralmente pilotato; i funzioni pubblici avvisavano in anticipo il destinatario dell’ispezione dell’appostamento all’esterno del locale; l’imprenditore segnalava l’uscita dal locale del primo avventore, cui ovviamente era stato rilasciato lo scontrino, in modo che il controllo potesse concludersi con esito regolare». Le persone incriminate, inoltre, avrebbero mangiato nei locali in questione senza pagare. Sotto la lente degli investigatori anche la partecipazione a partite di calcetto, durante il turno di servizio.(r.d.)

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