Messina

In carcere il presunto
omicida di Camaro

Adelfio Perticari, messinese di 46 anni, si è costituito nel primo pomeriggio di ieri. E' ritenuto l'autore del delitto del ventenne Giuseppe De Francesco

In carcere il presunto  omicida di Camaro

Sentiva ormai il fiato di carabinieri e polizia sul collo. Insostenibile la pressione. Così, dopo una breve parentesi da ricercato, nascosto chissà dove, Adelfio Perticari, messinese di 46 anni, ha deciso di costituirsi in carcere.

Lo stesso luogo dove avrebbe dovuto trovarsi da alcuni giorni, se le forze di polizia andate a casa sua per eseguire l’ordine di cattura firmato dal gip Maria Teresa Arena, su richiesta dei magistrati della Dda Maria Pellegrino, Liliana Todaro e Fabrizio Monaco, lo avessero rintracciato.

Nel primo pomeriggio di ieri, Perticari si è presentato nella casa circondariale di Gazzi: intorno alle 14,30 gli è stato notificato il provvedimento che dispone l’arresto per aver ferito mortalmente, con due colpi di pistola alla schiena e a una gamba, il ventenne di Camaro. Sarebbe quindi il 46enne l’esecutore materiale dell’omicidio che da oltre una settimana catalizza l’attenzione dei messinesi. Le indagini dei militari del Nucleo investigativo, guidati dal maggiore Ivan Boracchia, e della Squadra mobile, agli ordini del dirigente Giuseppe Anzalone, avrebbero evidenziato la presenza di Perticari e di De Francesco, alle 10.30 del 9 aprile, in via Gerobino Pilli, nonché un intenso andirivieni dei due nei momenti che hanno preceduto il fatto di sangue. A inchiodare l’arrestato sarebbero le immagini registrate da alcune telecamere di videosorveglianza di Camaro. In vari frame, infatti, si vede l’uomo che, trasportato su un ciclomotore, ha una mano appoggiata su un fianco come se detenesse una pistola pronta ad essere utilizzata. Una posizione anomala, questa, che il residente nella zona di San Paolo avrebbe mantenuto durante i vari transiti lungo la stessa via Gerobino Pilli.

L’attenzione degli investigatori su Perticari è stata indirizzata già pochi minuti in seguito al grave episodio delittuoso. Gli uomini della Squadra mobile hanno eseguito l’esame stub, sospettando che avesse avuto un ruolo di primo piano in quella circostanza. Accertamento del quale si attendono ancora i risultati da parte del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri. Nel frattempo, le indagini della Procura, che ha impartito precise direttive a carabinieri e polizia ai fini della soluzione del caso, non si sono mai fermate. Fonti confidenziali hanno subito individuato l’autore degli spari in Perticari e il luogo in cui si è consumato il crimine nei pressi di via Gerobino Pilli, a poca distanza dal bar gestito dal 46enne. Preziose si sono rivelate anche le immagini registrate da alcune telecamere installate nei dintorni di una rivendita di tabacchi nelle adiacenze del bar. I filmati hanno mostrato che la mattina del 9 aprile, fino alle 10.30, sul posto erano presenti sia Perticari che De Francesco, i quali avrebbero peraltro percorso più volte la strada a bordo di ciclomotori e si sarebbero successivamente spostati in un vicolo. Importante, ai fini dell’indagine, pure un improvviso simultaneo volto di uccelli e i movimenti di alcuni soggetti che chiacchieravano all’esterno della tabaccheria per poi guardare in direzione monte, dove si sarebbe verificata la sparatoria. De Francesco, dal canto suo, è stato soccorso a bordo di un ciclomotore e quindi caricato a bordo di un’auto rossa fino al Pronto soccorso dell’ospedale Piemonte, in cui è spirato 25 minuti più tardi.

Quanto al movente, gli investigatori lo inquadrano in una punizione di Perticari per vendicare il figlio che sarebbe stato pestato da De Francesco. Un mese prima dell’omicidio, in occasione del transito del corteo funebre di un ragazzo, pare che Giuseppe De Francesco avesse imposto ad alcuni esercizi commerciali di Camaro di abbassare le saracinesche in segno di lutto. Ordine al quale la famiglia Perticari ha deciso di non sottostare, scatenando ire e comportamenti violenti. Da qui sarebbe derivata la sete di vendetta di Perticar. Per il gip, l’intento del 46enne era quello di eliminare il giovane, altrimenti, dopo l’esplosione del primo colpo di pistola, non avrebbe premuto di nuovo il grilletto, facendo partire quel secondo proiettile che si è rivelato fatale.

Un altro passaggio fondamentale si è avuto il 15 aprile scorso, giorno peraltro dell’ultimo saluto a Giuseppe De Francesco, con la firma da parte del gip Arena dell’ordinanza che ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti dei messinesi Giovanni D’Arrigo e Rosario Maccari, indagati per favoreggiamento.

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