Omicidio De Francesco

Caccia al presunto killer

Il 46enne Adelfio Perticari, ritenuto dagli inquirenti l’omicida, si è sottratto all’arresto. La svolta nelle indagini: il 39enne Giovanni D’Arrigo e il 23enne Rosario Maccari ai domiciliari con l’accusa di favoreggiamento

Caccia a presunto killer

L’omicidio di Camaro San Paolo adesso ha un orario preciso, un presunto colpevole e due favoreggiatori. E anche un luogo, un vicoletto a metà strada tra un bar e una tabaccheria, dove sarebbe avvenuto tutto.

Ma è ancora un mezzo rebus per gli investigatori «... a dimostrazione del clima di omertà che regna nel quartiere e che deriva dal clima di assoggettamento scaturente dall’azione della criminalità mafiosa che opera nel territorio».

Il presunto omicida viene ritenuto dagli inquirenti il 46enne Adelfio Perticari, che però è fuggito sottraendosi all’arresto, mentre i due favoreggiatori sono stati invece fermati dai carabinieri e si trovano agli arresti domiciliari. Questa mattina verranno interrogati davanti al gip. Sono il 39enne Giovanni D’Arrigo e il 23enne Rosario Maccari, elementi già noti alle forze dell’ordine. Così come Perticari, che a suo tempo fu componente del clan Sparacio e oggi è ritenuto dalla Dda «vicino al clan Ventura».

Ma è tutta una materia in evoluzione quella descritta nell’ordinanza di custodia cautelare siglata dal gip Maria Teresa Arena su richiesta del pool della Distrettuale antimafia che sta lavorando al caso, i sostituti Fabrizio Monaco, Maria Pellegrino e Liliana Todaro.

Secondo il gip Arena sia l’omicidio sia le condotte favoreggiatrici sono aggravate dal «... metodo mafioso e per agevolare l’attività dell’associazione mafiosa operante nel rione Camaro, nota come clan Ventura», e l’omicidio è anche aggravato anche dalla «premeditazione» e dai «motivi abietti di vendetta».

L’omicidio in un vicolettotra il bar e la tabaccheria

Perché Adelfio Perticari, un uomo della “vecchia guardia”, indicato come attuale gestore del bar “Orientale”, vicino a dove è successo tutto, un uomo quindi riflessivo e capace di immaginare le possibili conseguenze e vendette di un gesto simile, avrebbe ucciso una “testa calda” come De Francesco?

Gli inquirenti ipotizzano intanto un quadro generale riferito al fatto che «... De Francesco, avuto riguardo all’escalation delle sue condotte violente nei confronti di persone vicine a Perticari e beni, che in qualche modo potrebbero essere a lui riconducibili è, comunque, poste in essere in un territorio dove il controllo criminale è irrinunciabile e pressocché totale, andava eliminato».

Poi spiegano il primo movente ritenuto credibile: durante il funerale di un ragazzo avvenuto ad aprile, De Francesco «aveva imposto a taluni esercizi commerciali che nell’occasione, anziché abbassare completamente le serrande le avevano tenute a mezz’aria, di chiuderle completamente». E questa imposizione era avvenuta anche nei confronti della tabaccheria di Camaro vicina al bar, dove lavora un congiunto di Perticari. Scrive poi il gip che «... analoga pretesa, verosimilmente il De Francesco potrebbe avere indirizzato al figlio di Perticari Adelfio che insieme a lui gestisce il bar Oriente».

C’è di più: «... a quanto detto - scrive sempre il gip Arena -, va aggiunto che nel febbraio 2016 il tabacchino sito in via Gerobino Pilli è stato danneggiato da un incendio doloso e con riferimento a tale episodio» le indagini dei carabinieri porterebbero a «... De Francesco quale autore del fatto». Quindi con l’incendio si potrebbe ipotizzare una sorta di “punizione” per non aver abbassato del tutto le saracinesche durante il funerale di aprile, così come avrebbe “preteso” De Francesco.

Il favoreggiamento compiuto da Maccari e D’Arrigo

Si tratta di due tipologie di condotte diverse descritte dal gip. Maccari «... benché ripreso dalle telecamere mentre alla guida del proprio ciclomotore tentava di trasportare De Francesco Giuseppe presso il vicino ospedale... ha negato di essersi trovato sui luoghi, all’evidente fine di sviare le indagini», mentre D’Arrigo «... anch’egli ripreso dalle telecamere mentre transita alla guida del proprio ciclomotore lungo la via Gerobino Pilli, in un fotogramma trasportando Perticari Adelfio e poi, uscire dal vicoletto dove si era verificato il fatto di sangue, salvo poi rendere agli investigatori dichiarazioni palesemente false in quanto contrastanti con le immagini in parola». Quindi il comportamento di uno è riferito alla sua amicizia con la vittima, la seconda ipotesi riguarda i rapporti con il presunto omicida.

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Le telecamere

«Mano sul fianco come se detenesse una pistola»

Le videoriprese di alcune telecamere di sorveglianza sono state decisive per i carabinieri, per ricostruire le modalità dell’omicidio. Ecco gli elementi chiave che emergono da alcune informative del Reparto operativo dei carabinieri e della Squadra Mobile, così come li descrive il gip Arena nella sua ordinanza, in quel vicoletto di Camaro San Paolo che si trova a ridosso tra il bar e la tabaccheria, dove sarebbe avvenuta la lite tra il presunto omicida e la vittima:

«La mattina del 9 aprile sino alle ore 10,30 sul posto erano presenti tanto Perticari Adelfio quanto De Francesco Giuseppe; verso l’interno di un vicolo della via G. Pilli sito nelle immediate adiacenze del tabacchino e del bar, si notava un andirivieni di soggetti tra i quali, Perticari Adelfio, ..., e De Francesco Giuseppe; diversi passanti, la cui attenzione era evidentemente richiamata da una situazione di trambusto, che rivolgevano lo sguardo verso il vicolo; successivi e ripetuti transiti di De Francesco Giuseppe e Perticari Adelfio lungo la stessa strada, a bordo di motocicli».

Ma i fotogrammi ritenuti decisivi vengono dopo, in sequenza temporale: «la posizione della mano di Perticari, trasportato su un ciclomotore, allorquando viene immortalato per l’ultima volta, prima degli spari, poggiata sul fianco come se detenesse una pistola pronta all’uso, posizione che manteneva durante i vari transiti lungo la via Pilli».

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