Messina

Furbetti del catasto,
sarà tolleranza zero

Emergono grandi sacche di evasione e non solo: un gruppo di lavoro del Comune per stanarli tutti. I tanti “trucchetti” utilizzati per non dichiarare rendita e non pagare i vari tributi, dall’Imu alla Tari

Furbetti del catasto,  sarà tolleranza zero

Un gruppo di lavoro del Comune, costituito attraverso un progetto obiettivo, si occuperà del caso dei “furbetti del catasto”. Con una missione: individuare tutti coloro i quali non hanno dichiarato le modifiche alle proprie unità immobiliari per cui andava rivista la rendita catastale e “invitarli” a farlo autonomamente entro 30 giorni. Senza colpo ferire? Affatto. Il Comune potrà infatti chiedere gli arretrati degli ultimi cinque anni in termini di tasse non pagate. Tutti quei tributi come Imu, Tasi e Tari (ieri Tares e l’altroieri Tarsu) direttamente collegati alla rendita catastale e che, per un facile calcolo matematico, risultando quest’ultima zero, non sono mai stati pagati.

Stesso discorso varrà per quelle unità immobiliari che sì, negli anni ‘30 erano davvero popolari o ultrapopolari, ma oggi è inverosimile che lo siano. A fianco pubblichiamo nuovi estratti delle mappe create dal dipartimento Politiche del territorio di Palazzo Zanca, relativi al pieno centro della città, la zona di piazza Cairoli. La stragrande maggioranza degli immobili è catastata come unità popolari (quelle colorate in rosa) o addirittura ultrapopolari (in verde). «Per intenderci – spiega Umberto Costa, geometra del dipartimento Politiche del territorio che ha lavorato alla relazione sulle rendite catastali come responsabile del servizio Cartografia – gli edifici ultrapopolari sono quelli con un solo bagno nel ballatoio al servizio di vari appartamenti». È difficile pensare che oggi edifici del genere affaccino su piazza Duomo o, come vediamo a fianco, siano a un tiro di schioppo da piazza Cairoli o in via dei Mille. Non è differente il ragionamento per le case popolari che, da definizione, appartengono «a fabbricati con caratteristiche costruttive e di rifiniture di modesto livello», con «dotazione limitata di impianti quantunque indispensabili». Praticamene tutto il centro città, stando alla mappa delle rendite catastali, sarebbe in queste condizioni.

Ancora più clamoroso il caso delle unità “collabenti”, cioè i ruderi, privi di rendita. Ieri abbiamo mostrato l’esempio della villa con piscina (autorizzata da chi?), ma ci sono anche ville sul mare a Sant’Agata, complessi a Giostra e a Larderia. Nessuno paga tributi. Ci sono poi alcuni “trucchetti”. Esiste la categoria “F4”, cioè immobili in via di definizione. «Sono quelle unità la cui destinazione non è ancora definita, sia essa bottega, magazzino o altro – spiega ancora il geom. Costa –. Anche in questo caso non c’è rendita. È una condizione, però, che può essere mantenuta per sei mesi. Noi abbiamo trovato unità che sono in questo stato dal ‘95». E non poche: sono circa 400. Altro trucco, le unità in corso di costruzione: «Non sono solo i cantieri. Facciamo l’esempio del costruttore che ha una palazzina con 15 appartamenti e ne ha venduti 12. Capita che i tre invenduti li faccia risultare in corso di costruzione per anni, non pagando tasse. E mantenendo, così, il prezzo alle stelle». Ma non è raro che anche dopo che l’appartamento viene venduto, chi lo compra non dichiara la modifica catastale, continuando ad evadere.

Ecco perché il Comune ha deciso di passare al contrattacco. «È una delle azioni legate al piano di riequilibrio – spiega l’assessore alle Politiche del territorio Sergio De Cola –, ma è soprattutto è una questione di equità sociale. Costituiremo un gruppo di lavoro che comprenderà anche l’ufficio tributi per il recupero delle tasse degli ultimi cinque anni e i vigili urbani per le verifiche del caso». È quasi inevitabile la domanda: ma perché ci si è accorti di tutto ciò solo adesso. De Cola sorride: «Per avviare un’operazione di questo tipo ci vogliono volontà e capacità politica, tecnica e amministrativa. Dal punto di vista tecnico ci siamo dotati di uno strumento, il Sit, Sistema informatico territoriale, che è risultato fondamentale. Certo, la dimensione del problema è cosi vasta che forse ce ne si poteva accorgere comunque. Noi la volontà politica l’abbiamo avuta, sarà pure un’azione impopolare, ma se non si creano le condizioni perché tutti paghino le tasse, diventa davvero dura».

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