Messina

Funerali pubblici vietati
per De Francesco

Lo ha deciso il questore Cucchiara. Rito ristretto ai familiari intimi e sotto vigilanza della polizia

Funerali pubblici vietati  per De Francesco

Non ci saranno funerali pubblici per il ventenne Giuseppe De Francesco, ucciso a Camaro sabato mattina con due colpi di pistola forse di calibro 38 e caricata con devastanti proiettili a espansione. Soltanto un rito molto riservato e controllato “passo passo” dalla polizia. La decisione è stata adottata per motivi di ordine pubblico dal questore Giuseppe Cucchiara, che ieri ha emanato un provvedimento ad hoc molto dettagliato. Quindi è stato vietato «il trasporto funebre della salma in forma pubblica e solenne» con la disposizione ulteriore di proibire «cortei di persone e autovetture».

Il questore spiega che «i precedenti giudiziari di De Francesco e le modalità che hanno caratterizzato l’omicidio evidenziano che il grave episodio delittuoso è riconducibile a contrasti tra soggetti appartenenti alla criminalità organizzata, operanti in questo territorio», ed ancora che «occorre garantire primariamente l’ordine e la sicurezza pubblica, in quanto le criticità ipotizzate, nel caso di trasporto della salma e di funerali in forma pubblica e solenne potrebbero ingenerare nella popolazione uno stato di tensione e di forte preoccupazione».

Quindi alla funzione ristretta, che si terrà oggi, potranno partecipare solo i parenti più stretti del ragazzo ucciso e con prescrizioni ben precise riguardo agli orari e all’itinerario dall’ospedale Papardo al luogo di sepoltura, il Cimitero monumentale, sotto la sorveglianza e il controllo degli investigatori della Squadra Mobile.

L’uccisione forse “accidentale” di De Francesco sabato mattina con due colpi di pistola ha oggettivamente creato non poche tensioni negli ambienti criminali della città, sia per il luogo dove si sono svolti i fatti, Camaro San Paolo, che per le “famiglie”, ufficiali e non, coinvolte. Ma ha soprattutto generato una intensa attività tra gli inquirenti. Che per un verso devono provare a dare una risposta immediata con l’arresto dei responsabili e al contempo devono stroncare sul nascere qualsiasi “reazione” alla sua morte, qualsiasi possibile guerra di mafia che potrebbe scatenarsi tra fazioni avverse. Forse non è proprio un caso che De Francesco, con precedenti penali alle spalle e una spiccata conflittualità personale più volte manifestata, sia stato ucciso pochi giorni dopo che il suo “patrigno”, Giovanni Tortorella, elemento di spicco della criminalità organizzata della zona sud e attuale compagno della madre, sia entrato in carcere. Proprio a Tortorella nei giorni scorsi è stato concesso anche un permesso, di due ore, per andare a visitare la salma.

Quindi in un certo senso è venuta a cadere quella “protezione indiretta” da parte di Tortorella nei confronti di un ragazzo che probabilmente a Camaro San Paolo avrebbe voluto assumere un ruolo - su questo aspetto stanno anche lavorando gli investigatori -, sempre più di predominanza negli ambienti criminali della “zona Centro”.

E questa potrebbe essere una spiegazione dell’omicidio, anche se però in questi casi in qualche modo chi comanda le leve mafiose a Camaro San Paolo avrebbe dovuto dare il suo “sta bene” per l’eliminazione. Ma potrebbe esserci la spiegazione numero due, che è poi quella su cui sembrano puntare in questi giorni frenetici di indagini gli inquirenti. Ovvero una eliminazione non affatto voluta, una gambizzazione trasformatasi in omicidio per la reazione violenta della vittima. Insomma una conseguenza tragica di un “chiarimento” finito malissimo dopo una lite precedente tra De Francesco e il 26enne attualmente indagato con il padre, il 46enne A.P. Con l’intervento di quest’ultimo dopo le minacce al figlio e i propositi omicidiari che De Francesco avrebbe manifestato stando alla ricostruzione degli investigatori, nei confronti del 26enne indagato. Ma, forse, siamo a un passo dalla soluzione.

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