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Papardo e Piemonte
Si va verso lo sciopero

La Fp-Cgil ha chiesto un immediato intervento del prefetto nei confronti dell'Assessorato alla Salute della Regione siciliana per l'approvazione dell'Atto aziendale e della relativa pianta organica, anche provvisoria, dei due nosocomi

Giorni decisivi per l’ospedale Piemonte

Ieri mattina si è svolta a Palazzo del Governo una riunione presieduta dal viceprefetto di Messina alla quale hanno partecipato i vertici amministrativi dell'Azienda ospedaliera Papardo e tutte le sigle sindacali rappresentative della dirigenza medica, amministrativa e del comparto (ai sensi dell'articolo 2, comma 2 della Legge 146 del 1990).

Dopo un'attenta disamina delle gravi difficoltà in cui attualmente versano i due ospedali Papardo e Piemonte, la Fp-Cgil ha chiesto un immediato intervento del prefetto nei confronti dell'Assessorato alla Salute della Regione siciliana per l'approvazione dell'Atto aziendale e della relativa pianta organica, anche provvisoria, sia per l'Azienda ospedaliera Papardo, sia per l'Azienda ospedaliera Irccs-Piemonte, nonché una deroga al Dl 78 del 2010 (che stabilisce i limiti, i criteri e le modalità con cui possono essere stipulati, al di fuori della dotazione organica, contratti a tempo determinato per i dirigenti e le alte specializzazioni) per consentire l'assunzione di personale a tempo determinato.

Inoltre, è stata formulata da parte del sindacato la necessità di intercedere al Ministero dell'Economia e delle Finanze al fine di accelerare la conclusione dell'iter legislativo della legge 24 del 9 ottobre 2015 inerente l'accorpamento dell'ospedale Piemonte all'Irccs Centro Neurolesi di Messina. Al termine dell'incontro, dopo la consegna di un documento unitario, è emersa la disponibilità del prefetto ad attivarsi per consentire una rapida risoluzione delle gravi criticità in atto presenti nei due nosocomi, «che rischiano di generare uno stress psicofisico nei lavoratori ma, soprattutto, di mettere fortemente a rischio la salute dei cittadini che necessitano di cure».

«Aspettiamo risposte entro e non oltre 15 giorni – concludono Clara Crocè, Antonio Trino e Guglielmo Catalioto –, di contro sarà inevitabile la proclamazione dello sciopero di tutti gli operatori sanitari».

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