Messina

Verifiche dell’Agenzia delle Entrate o ispezioni da stato di polizia?

Come tartassare gli onesti. “Vittima” designata un libero professionista sottoposto a controllo con il trucco perché... «perfettamente in regola»

Verifiche dell’Agenzia delle Entrate o ispezioni da stato di polizia?

Eseguire i controlli è giusto, farli soprattutto a chi è in regola lo è meno, utilizzare menzogne non è corretto. Almeno in uno Stato di diritto come il nostro.

Non reca vanto all’Agenzia delle Entrate quanto avvenuto nei giorni scorsi a carico di un libero professionista messinese che, con l’inganno, si è visto piombare nello studio due “ispettori” che, poco prima, si erano finti pazienti.

Tutto ha inizio un pomeriggio quando all’utenza del professionista - un medico - giunge la telefonata da parte di un cittadino che chiede un appuntamento urgente. Incontro che viene concesso per qualche ora più tardi (alle 18) ma che viene rifiutato. Così, di comune accordo, la visita viene rinviata alla mattina successiva.

All’orario convenuto allo studio non si presenta nessuno e il medico, dopo un’ora di attesa, richiama il “paziente” al numero telefonico dal quale aveva ricevuto la chiamata il giorno prima. E qui la prima “stranezza”. L’“assistito”, dopo un attimo di titubanza, riferisce che avrebbe tardato un poco.

E, in effetti, nello studio, con molto ritardo rispetto all’orario stabilito, si presenta un uomo di mezza età accompagnato da una donna più giovane d’età. Si guardano in giro, scrutano nelle stanze: «saranno curiosi - pensa il professionista - del resto è la prima volta...».

La sorpresa, però, non tarda ad arrivare. Quando il medico esce dallo spogliatoio dopo aver indossato il camice per dare inizio alla visita programmata trova l’uomo e la donna con un cartellino sulla giacca. Sopra vi è scritto “Agenzia delle Entrate”.

Una volta buttata giù la maschera i due si qualificano, tentano di “giustificare” il comportamento con un «dobbiamo renderci conto di ciò che accade senza che il contribuente sia preparato, dobbiamo vedere se qui lavorano persone in nero» e, alla domanda sul perché dell’accertamento, la risposta lascia di stucco più che del sotterfugio usato: «Lei, dalle dichiarazioni presentate, risulta congruo e coerente (cioè in regola ndc). La cosa ci è sembrata strana ed è per questo che dobbiamo controllare come stanno realmente le cose».

Domanda: quale differenza c’è tra l’Agenzia delle Entrate della Repubblica Italiana e uno stato di polizia?

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