Messina

Diminuisce la popolazione
Aumentano solo gli immigrati

Secondo i dati Istat, si tende ad abbandonare i centri interni. E chi va via decide di trasferirsi all’estero

Diminuisce la popolazione  Aumentano solo gli immigrati

Sono gli stranieri a tenere “a galla” la popolazione della provincia di Messina. Che altrimenti calerebbe inesorabilmente anno dopo anno. È una delle verità emerse dall’ultima pubblicazione dell’Istat sui profili demografici e sociali della Sicilia, con un focus dedicato, appunto, alla provincia di Messina. Qui, nel decennio tra il 2004 ed il 2013, l’analisi dei dati sul movimento demografico mostra un’iniziale decrescita della popolazione fino al 2006, un aumento nel biennio successivo e un nuovo tendenziale calo nell’ultimo periodo. Nel complesso, in dieci anni gli iscritti in anagrafe sono diminuiti dell’1,4 per cento. Un calo che sarebbe stato ancora maggiore se non fosse stato per il continuo aumento degli immigrati stranieri, un numero più che raddoppiato: da 11.948 a 27.600 unità. Tanto che se nel 2004 gli stranieri nel messinese incidevano, sul totale dei residenti, per l’1,8 per cento, nel 2013 rappresentano il 4,3 per cento.

Se si allarga l’analisi agli ultimi cinquant’anni, gli iscritti nelle anagrafi dei comuni della provincia diminuiscono mediamente del 4,1 per cento, cui corrisponde una perdita media di 555 abitanti l’anno. La popolazione tende a spostarsi verso i grandi centri: il 48,7 per cento dei residenti della provincia, infatti, dimora in uno dei tre comuni con una popolazione superiore ai 20 mila abitanti (Messina, Barcellona e Milazzo). In particolare si abbandonano i centri interni, dove vive una quota pari al 27,2 per cento. I 48 comuni litoranei, di contro, ospitano il restante 83,2 per cento della popolazione e in particolare quelli confinanti con il capoluogo il 4,2. Nel dettaglio, la popolazione aumenta nei comuni che contano residenti compresi tra le 5 mila e le 10 mila unità e nella fascia successiva (rispettivamente +1,9 e +3,8 per cento).

Il valore più elevato del tasso di emigratorietà, in particolare quello calcolato verso gli altri comuni del Paese, si raggiunge (32,7 ogni mille abitanti) nei territori del cosiddetto Sistema locale del lavoro, cioè quell’area i cui confini non sono amministrativi ma derivano dagli spostamenti casa-lavoro dei pendolari. Valore alto nella cosiddetta “cintura”, nell’area limitrofa al capoluogo (29,3 ogni mille), mentre il più basso si registra nel capoluogo: 10,9 cancellati dall’anagrafe ogni mille residenti.

Ma dove va, chi decide di andare via? Si registra una diminuzione del 15 per cento dei trasferimenti verso altri comuni del territorio nazionale ed una crescita, invece, dei cancellati per l’estero del 16,2 per cento. Centrale è l’aspetto socio-economico, cioè le possibilità occupazionali offerte dal territorio. Un aspetto che si ripercuote sulla natalità che nel decennio 2004-2013 ha fatto registrare un calo dell’8,8 per cento, valore che nel capoluogo tocca il -9,4 per cento. Di contro, nei centri più grandi, con oltre 20 mila abitanti, i decessi aumentano del 29 per cento.

Ampliando il discorso agli ultimi 50 anni, per l’Istat la mobilità rilevata a Messina è in linea col resto del Paese: nel decennio che va dal 1964 al 1973, il tasso migratorio registrato assume valori inferiori allo zero. Nei decenni successivi, lo sviluppo economico della provincia (in particolare nei settori del turismo, del commercio e dell’industria), favorito dalla costruzione di scorrevoli vie di comunicazione, è riuscito a frenare i volumi emigratori, che però sono ripresi nell’ultimo periodo a causa della crisi del settore dei servizi e dell’edilizia.

L’analisi dell’Istat si sofferma anche sul campo più ristretto dell’area metropolitana di Messina, al momento considerata secondo la delimitazione fissata per decreto nel 1995: 51 comuni, 1.138 kmq e (a fine 2013) 478.285 residenti, ossia il 73,8 per cento dell’intera provincia. Negativo anche qui il saldo naturale, con un -1.103 unità. Solo 11 comuni fanno registrare un surplus di nascite, peraltro modesto: si pensi che il “record” è rappresentato dalle 38 nascite di Barcellona. Calano gli iscritti nelle anagrafi a seguito di spostamenti da altri comuni (-5,2 per cento), aumentano i provenienti dall’estero (+18,7 per cento). Nel cinquantennio, a partire dai primi anni ‘70 e fino agli inizi del duemila, Messina capoluogo registra saldi positivi sempre più consistenti, ma nell’ultimo decennio i valori ritornano negativi. «Tali dinamiche – osserva l’Istat – trovano spiegazione da un lato nella presenza di più poli di attrazione collegati ad attività riconducibili al settore primario e della trasformazione di materie prime, come quello di Milazzo, e del turismo (Lipari, Giardini Naxos e Letojanni), e dall’altro nel lento ma crescente depauperamento dell’economia del capoluogo».

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