Messina

Giro di prostituzione,
quattordici condanne

Operazione “Bocca di rosa”. La sentenza per le sei “case” scoperte dai carabinieri tra la via La Farina e la zona sud con decine di clienti

Giro di prostituzione,  quattordici condanne

Erano sei “case” alla portata di tutti, un’ora di sesso comprato a 50 o 100 euro, tra la via La Farina e Contesse. E l’operazione antiprostituzione, manco a dirlo, a suo tempo la chiamarono “Bocca di rosa”.

Ieri sono arrivate le condanne di primo grado della Corte d’assise presieduta dal giudice Nunzio Trovato (era una competenza dovuta ad uno dei reati contestati originariamente, la riduzione in schiavitù). Sono in tutto quattordici le condanne, una soltanto l’assoluzione totale, tre quelle parziali.

Ecco il dettaglio. Assoluzioni parziali da alcuni capi d’imputazione hanno registrato Arachchige Malikawathi Edirisingha, Giovanni Cisco e Alfredo Pascale (la formula è per tutti «perché il fatto non sussiste»), mentre l’unico imputato assolto da tutte le accuse con la formula «perché il fatto non sussiste» è Antonino Guarnera.

Ecco invece le condanne tra i personaggi del sottobosco di prostituzione che secondo l’accusa gravitavano, gestivano o favorivano gli incontri tra clienti e donne giovani e meno giovani con grande frequenza, nell’estate del 2012: Antonino Barrile, 5 anni e mezzo più 1.000 euro di multa; Carmela Comandè, 6 anni e 4 mesi più 1.400 euro; Michele Ferro, 5 anni e 10 mesi più 1.400 euro; Lucia Mazzullo, 5 anni e 1.200 euro; Vincenzo Inuso, 5 anni e 2 mesi più 1.100 euro; Alfredo Pascale, 3 anni e 600 euro; Arachchige Malikawathi Edirisingha, un anno e 8 mesi più 300 euro (pena sospesa); Antonino Gumina, 2 anni e 8 mesi più 600 euro; Giuseppa Pulejo, 4 anni e 2 mesi più 700 euro; Antonio Micale, un anno e 4 mesi più 200 euro (pena sospesa); Giovanni Cisco, 2 anni e 6 mesi più 400 euro; Giuseppe Bonsignore, 2 anni e 4 mesi più 400 euro; Cirino Oriti, un anno e 4 mesi, che sconterà in regime di semidetenzione; Santina Fazio Di Pietro, 3 anni e 600 euro.

Alcuni dei condannati hanno anche subito come pene accessorie l’interdizione dai pubblici uffici, dalla tutela e curatela per alcuni anni (o due o tre), e poi solo alcuni (Comandé, Ferro, Pulejo), dovranno risarcire la parte civile Antonina Miceli in un futuro processo in sede civile, che era rappresentata dall’avvocato Giovanni Mannuccia. Numeroso il collegio difensivo, composto dagli avvocati Chiara Fugazzotto, Salvatore Silvestro, Massimo Marchese, Piera Basile, Marcella De Luca, Fortunato Strangi, Nino Cacia, Lori Olivo, Giuseppina Gemellaro, Filippo Cusmano, Antonello Scordo, Marinella Ottanà, Giuseppe Carrabba e Carlo Caravella.

Il pm Antonio Carchietti, il magistrato che a suo tempo coordinò l’indagine dei carabinieri della Compagnia Messina Sud insieme alla collega Maria Pellegrino, nel febbraio scorso aveva formulato richieste di condanna più pesanti per gli imputati, che arrivavano fino a 13 anni di reclusione.

L’operazione denominata “Bocca di rosa” scattò nel febbraio 2014. Le indagini dei carabinieri vennero invece avviate nell’estate del 2012. Gli investigatori diedero un nome a ciascun luogo d’incontro sulla base dei tenutari. Così emersero gli appellativi di “Casa Perre”, “Casa Comandè”, “Casa Scucchia”, “Casa Piazza”, “Casa Di Pietro” e “Casa Pascale”. All’interno si concedevano donne anche molto giovani, praticamente senza sosta. Offrivano prestazioni sessuali in cambio di un corrispettivo in denaro tra i 50 e i 100 euro. La prima scintilla investigativa fu nell’estate del 2012, quando i militari tennero sotto osservazione strani movimenti attorno a una baracca di via Salandra, a pochi passi dalla via La Farina.

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