Messina

Il Comune senza bilancio diventa caso nazionale

Il ministro dell’Interno Alfano, su interrogazione dell’on. Rostan, pronto a prendere drastici provvedimenti. Si rischia addirittura la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Mentre la “sfiducia” s’allontana...

Il Comune senza bilancio diventa caso nazionale

La mancata approvazione del bilancio di previsione 2015 diventa un caso nazionale. La posizione del Comune di Messina è al vaglio del ministro dell’Interno Angelino Alfano, a seguito anche della nuova interrogazione, presentata la scorsa settimana, dall’on. Michela Rostan del Pd. È una parlamentare non messinese, ma evidentemente ispirata dai coordinatori locali dell’area LabDem del Partito democratico, a chiedere al titolare del Viminale le ragioni per le quali la Commissione ministeriale, «non abbia ad oggi, nonostante siano abbondantemente decorsi i termini di legge e non siano state rispettate le prescrizioni impartite al Comune di Messina, ancora espresso il parere di competenza sul Piano di riequilibrio economico-finanziario, di fatto favorendo il permanere di una situazione di incertezza potenzialmente foriera di gravi danni oltre che per il Comune di Messina anche per lo Stato italiano nei suoi rapporti con le istituzioni comunitarie».

Il punto che potrebbe indurre Alfano ad agire nei prossimi giorni – secondo indiscrezioni trapelate a Roma sarebbe pronta un’ispezione ministeriale a Palazzo Zanca – è proprio quello riguardante il timore, paventato dalla Rostan, di ulteriori procedure di infrazione da parte dell’Unione europea nei confronti dell’Italia. Nel sottolineare le gravissime difficoltà in cui versa la terza città della Sicilia, con il Comune tutt’ora privo del bilancio di previsione del 2015 e della possibilità – categoricamente vietata dalla Corte dei Conti – di «assumere impegni finanziari eccedenti l'ordinaria amministrazione», la deputata del Pd ha anche ricordato al ministro che lo scorso mese sono stati rinviati a giudizio funzionari ed amministratori del Comune di Messina per falso in relazione agli atti finanziari esitati tra il 2009 ed il 2011. Le prescrizioni della Commissione, sempre stando ai contenuti dell’interrogazione, non sarebbero state rispettate «in relazione, tra l'altro, alla stipula degli atti di transazione con i creditori, ed alla stessa quantificazione dei crediti che sono stati riportati nel Piano di riequilibrio senza la contabilizzazione degli interessi sugli stessi maturati ai sensi della vigente normativa nazionale». Inoltre, nonostante il lavoro svolto in queste settimane dagli Uffici, «non risulta che il Comune di Messina abbia mai proceduto al riallineamento dei propri crediti, facendo così in modo che le passività esistenti, debiti fuori bilancio e passività pregresse, rimanessero occultate. L'attuale situazione di incertezza fa sì che si continui a produrre, oltre a grave danno erariale, anche per il mero maturare degli interessi sui crediti a norma della citata normativa nazionale e comunitaria, la concreta possibilità di sanzioni in sede comunitaria (l'Italia è stata recentemente già oggetto di procedura di infrazione comunitaria per i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione)».

Anche ieri, prima giornata di una settimana considerata “decisiva” sul fronte politico-amministrativo, tutto è filato via nella apparente normalità di una situazione ai limiti dell’assurdo. Del bilancio di previsione continua a non esserci traccia, ma si sente solo il rullare dei tamburi di guerra tra il Collegio dei revisori dei conti e gli uffici della Ragioneria generale. Non si sa cosa stia facendo il commissario inviato dalla Regione, l’amministrazione comunale e il consiglio continuano a vivere da “separati in casa”, come due coniugi che si odiano profondamente ma che restano nello stesso “letto” ufficialmente “per il bene dei figli”. Che poi sarebbero i messinesi...

E, intanto, il balletto sulla sfiducia sì sfiducia no, si rivela per quello che è: una farsa. Nessuno andrà a casa, vedrete. Almeno fino a quando le sorti di un’intera città continueranno a dipendere dai calcoli e dagli umori di qualche onorevole e della sua “corte dei miracoli”.

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