Messina

Brucellosi, controlli a tappeto su ricotte e formaggi “anonimi”

I veterinari dell’Asp e i carabinieri del Nas in azione. Anche un cannolo comprato in pasticceria all’origine di uno dei 30 casi

Brucellosi, controlli a tappeto su ricotte e formaggi “anonimi”

Probabilmente l’epidemia di brucellosi rilevata nell’intera zona sud (28 casi acclarati e 2 sospetti e non vi è solo Tipoldo tra i focolai infettivi) segnerà una svolta nelle abitudini alimentari di molti messinesi. C’è davvero da sperarlo, ed anche per questo lunedì un’apposita ordinanza – molto più di un vademecum – sarà emessa in materia di acquisto di prodotti lattiero-caseari dal sindaco o dai vertici dell’Asp. Rispetto alla salute propria e dei propri cari (tra gli ammalati ci sono ragazzi) non si può essere sprovveduti, e venire incantati da quanti giustificano la mancanza di etichette con una pretesa “genuinità”. Privi di tracciabilità, ovvero riferimenti certi a origine, ditta, luogo di produzione, non possono essere né la ricotta né il formaggio. Per questo l’Asp 5, sollecitata dalla Regione, sta valutando i contenuti di un’apposita ordinanza, che potrebbe essere fatta propria e firmata dal sindaco Accorinti. Intanto i controlli vanno avanti senza soste: non solo negli allevamenti ma dovunque siano vendute od adoperate come ingredienti ricotte e formaggi freschi privi di certificazione. Ieri una decina di negozi ed esercizi della zona sud sono stati sottoposti a verifiche dai veterinari e dai vigili sanitari dell’Asp unitamente ai carabinieri del Nas, il prezioso Nucleo antisofisticazioni dell’Arma. Si tratta di un’attività essenziale anche per la sensibilizzazione ai diritti del consumatore e alla formazione di una “coscienza sanitaria”. Ciò che fa dubitare di ogni alimento deteriorabile (si pensi al pesce) posto in vendita senza dati certi.

La delicatezza del tema è dimostrata dal fatto che uno dei referti addebita la contrazione dell’infezione, da parte di un uomo, al consumo di un cannolo acquistato in una pasticceria della zona sud. Nulla a che dividere con la degustazione gratuita a Tipoldo, forse un’altra partita di ricotta acquistata “alla buona”. Senza le dovute garanzie.

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