Inchiesta ATM

Inchiesta sui rimborsi Assolti nove imputati

Assoluzione per tutti, con formula piena, «perché il fatto non sussiste». Si sgretola clamorosamente, quindi, il castello accusatorio dell’inchiesta Atm su chilometraggi “gonfiati”

Inchiesta sui rimborsi Assolti nove imputati

Assoluzione per tutti, con formula piena, «perché il fatto non sussiste». Si sgretola clamorosamente, quindi, il castello accusatorio dell’inchiesta Atm su chilometraggi “gonfiati”, maggiori contributi ottenuti dalla Regione Siciliana e somme riconosciute dall’Agenzia dogane.

In base a quanto deciso dal giudice Valeria Curatolo, cadono gli addebiti nei confronti di nove imputati, con in testa l’ex direttore generale Claudio Conte (il quale si è avvalso della consulenza tecnica dell’ingegnere Claudio de Simone), e poi per Antonio Cardia e Carlo Caruso, Giuseppe Lampi, Francesco Lisa, Salvatore Orlando, Salvatore Zaccone, Giovanni Carpita e Vincenzo Maimone. Al termine della requisitoria, per Cardia e Caruso il pubblico ministero Federica Rende aveva sollecitato il non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, mentre aveva chiesto la condanna per le altre sette persone alla sbarra. Hanno difeso gli avvocati Andrea Torre, Salvatore Giannone, Francesco Rizzo, Adalgisa Bartolo, Carmelo Raspaolo, Carmelo Scillia, Giovanbattista Freni, Roberto Materia, Armando Veneto, Emilio Fragale, Giovanni Caroè, Giuseppe Princiotta e Antonino Arizia.

L’indagine fu avviata nella primavera del 2008 dal sostituto procuratore Stefano Ammendola, che coordinò le attività dei carabinieri. Sotto la lente finì la gestione dell’Atm, tra il 2003 e il 2010. L’inchiesta ebbe alcuni precedenti nel 2008, con i casi degli “straordinari d’oro” ai dipendenti e 23 persone iniziali coinvolte. La vicenda, poi, percorse altre strade, compresi i rapporti finanziari con la Regione. Secondo la Procura, agli inizi del 2000, si consentiva alla maggioranza dei dipendenti dell’Atm di intascare indebitamente un’indennità mensile di 155 euro, il cosiddetto “premio corse”, previsto da un accordo sindacale siglato nel 1999, pur non disponendo l’azienda di un parco mezzi adeguato allo scopo. Le verifiche dei militari dell’Arma, durate circa tre anni, avevano fatto emergere alcune anomalie in seno all’Azienda trasporti: sarebbero stati trasmessi alla Regione Siciliana e all'Agenzia delle dogane falsi consuntivi della percorrenza chilometrica annuale dei mezzi Atm, riportando dati maggiorati. Inoltre, sarebbe stata indicata la lunghezza di alcune corse superiore rispetto alla distanza reale.

Questo indusse in errore gli uffici palermitani, che erogarono un maggiore contributo pubblico, “d’esercizio”, consistito in somme indebitamente ricevute, da utilizzare al fine di pagare ai dipendenti un elevato e ingiustificato numero di ore di straordinario lavorativo e di consentire a gran parte delle maestranze dell’Atm di percepire indebitamente l'indennità mensile di 155 euro.

L'Agenzia delle dogane sarebbe stata indotta in errore, in quanto effettuò rimborsi maggiorati dell’accisa sul carburante consumato, quantificato in proporzione della percorrenza annuale chilometrica falsamente attestata. E vennero contestate, a vario titolo, pure ipotesi di falso. Tutto ciò a parere della Procura messinese, non per il giudice monocratico.

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