Messina

“Sfrattato” dalla chiesa, si suicida,
ma i familiari lo sanno dopo tre mesi

La morte del messinese Marcello Majolino a Prato. Andato via dallo Stretto dopo il fallimento dell’azienda Orso Cattivo

“Sfrattato” dalla chiesa, si suicida, ma i familiari lo sanno dopo tre mesi

Un dramma che ne porta con sé altri. La morte di Marcello Majolino, 65 anni, è avvenuta lo scorso 1. dicembre a Prato in una condizione tragica. Un suicidio che nella cittadina toscana ha avuto un grande clamore perché avvenuto all’interno del chiostro della parrocchia di San Francesco dove viveva da cinque anni. L’eco della morte di Majolino è arrivata a Messina soltanto lunedì scorso quando è stata informata la famiglia, con la quale aveva da tempo interrotto i rapporti. La Questura di Prato ha impiegato tre mesi per rintracciare i fratelli.

A provocare il disperato gesto è stata una lettera dell’avvocato della chiesa che intimava a Majolino di lasciare entro cinque giorni la stanza nella quale viveva dopo essere stato accolto per “motivi di carità”. La prospettiva di dover vivere per strada in condizioni precarie di salute era troppo pesante, «impossibile e altamente umiliante», come ha scritto lui stesso in una lettera inviata al Papa prima di morire e pubblicata dalla testata notiziediprato.it per raccontare il suo dramma.

Majolino era conosciuto a Messina sino a quando non ha lasciato la città. Ha trascorso la sua gioventù sui parquet del basket, non solo cittadino. È stato arbitro, anche di buon livello, sino alla serie B d’eccellenza. Arbitrava insieme a Carmelo Gemelli ed Enrico Gulletta, “prodotti” del corso del 1969.

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