Messina

Sbarcati quattro migranti feriti da colpi d’arma da fuoco

A esploderli banditi libici. Tra i profughi anche un neonato di sette mesi. Mobile al lavoro per individuare gli scafisti

 Sbarcati quattro migranti feriti da colpi d’arma da fuoco

Foto A. Villari

Il terzo sbarco del 2016 in riva allo Stretto porta “in dote” alle coste italiane 346 migranti. Sono giunti ieri pomeriggio, intorno alle 17.30, al Molo Marconi, trasportati dalla nave “Dattilo” della Guardia costiera.

A differenza dei precedenti “arrivi”, l’ultimo presenta una singolarità: quattro extracomunitari avevano su braccia e gambe ferite d’arma da fuoco e da taglio, segno di violenze subite nel corso dell’odissea iniziata dai rispettivi Paesi d’origine: prevalentemente Mali, Gambia, Nigeria e Guinea. Molto probabilmente, criminali senza pietà hanno inferito sui loro corpi in terra libica, prima delle operazioni di imbarco con destinazione un Paese libero da guerre, schiavitù, povertà e sofferenze. Saranno le testimonianze rese alla Squadra mobile della Questura di Messina a chiarire questo e altri aspetti dell’ennesimo viaggio della speranza.

Tra le certezze, il fatto che tra coloro che hanno affrontato una spossante traversata vi era anche un neonato di 6-7 mesi, rimasto sempre tra le braccia della mamma.

Stando alle prime indagini della polizia, alcuni dei 346 migranti provenienti dall’Africa centrale sarebbero affetti da scabbia e varicella. Complessivamente, le condizioni di salute degli stranieri non destano particolare preoccupazione. Sono stati accolti e assistiti dall’ormai collaudata macchina organizzativa coordinata dalla Prefettura. Come consuetudine, gli investigatori della Mobile, coadiuvati da interpreti, hanno raccolto le loro storie e, soprattutto, elementi volti all’individuazione degli scafisti. Anche in questa circostanza è molto probabile che quanti erano al timone delle catapecchie del mare su cui viaggiavano i disperati si siano mischiati ai passeggeri, nel tentativo di sfuggire alla cattura una volta toccata la terraferma. I 346 migranti sono stati soccorsi nel Canale di Sicilia, in tre distinte operazioni. Poi, sono stati caricati a bordo dell’unità “Dattilo”, fino al porto peloritano. Espletate le formalità di rito (procedure di fotosegnalamento e raccolta delle testimonianze), il Palazzo del Governo ha impartito le direttive finalizzate allo smistamento dei profughi nei centri di accoglienza cittadini (al PalaNebiolo dell’Annunziata e all’ex caserma “Gasparro” di Bisconte) e della provincia.

Lo sbarco di ieri segue quello dell’1 febbraio, giorno in cui nella città dello Stretto hanno fatto scalo 385 extracomunitari, provenienti, in particolare, da Costa d’Avorio, Nigeria, Gambia, Guinea, Liberia, Ghana, Senegal, Burkina Faso, Camerun e Sierra Leone. Il 10 febbraio, invece, il pattugliatore “Fiorillo” della Guardia costiera ha trasportato a Messina altri 117 migranti dell’Africa subsahariana.

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