Messina

Acqua, soluzione
"a Km zero"

Legambiente e Italia nostra presentano un'alternativa alle attuali fonti di approvvigionamento idrico in città

crisi idrica

"Tra abbondanza, spreco e penuria, il problema dell'acqua a Messina si ripropone, con cadenza, ormai periodica, in modo sempre più critico per non dire drammatico. Messina è una città 'galleggiante' dove, paradossalmente, l'accesso all'acqua potabile, bene comune di prima necessità, è tra i più aleatori. Prendere l'acqua molto lontano dalla Città - per quanto riguarda l'acquedotto di Fiumefreddo - non ha presentato grossi problemi (tranne quelli economici) finché l'instabilità climatica non ha raggiunto i livelli odierni, mettendo Messina in una situazione di costante emergenza". A sottolinearlo sono la sezione provinciale di Legambiente e Italia Nostra, secondo cui "in una situazione simile versa l'acquedotto dell'Alcantara. Purtroppo, in seguito alla sua privatizzazione nel 2004, il prezzo dell'acqua ha raggiunto livelli astronomici: 7 volte di più di quella dell'acquedotto di Fiumefreddo. Non più utilizzato da Messina dal 2009, è, anche questo, in condizioni precarie a causa della franosità del terreno. Tuttavia serve attualmente e parzialmente a sostegno dell'emergenza, sempre, comunque, a un costo elevatissimo".

"Il dissesto idrogeologico che viviamo - proseguono Legambiente e Italia nostra - era prevedibile e previsto dagli studi geologici che avevano messo l'accento sulla instabilità di tutta la fascia orientale della Sicilia: area classificata ad elevata pericolosità per franosità, soprattutto alle quote più basse. È un area interessata, molto più di altre, a fenomeni che dipendono dalle caratteristiche del territorio predisponendo al dissesto, mentre altri fattori, quali in particolare le precipitazioni meteoriche ed i frequenti fenomeni sismici, costituiscono fattori innescanti i movimenti di massa lungo i versanti - provocando la rottura delle condotte idriche. E' accertato, ormai, che gli eventi climatici estremi diventeranno sempre più intensi e frequenti, accentuando la vulnerabilità di tale situazione. In parole povere: guasti, penuria e riparazioni rischiose per il personale, nonché costosissime per la comunità, non mancheranno nei mesi e negli anni a venire. Si tenta adesso, e si prevede per l'avvenire, di mettere in sicurezza il tratto franoso: come, a quale prezzo e per quanto tempo? Altre soluzioni esistono per potenziare la rete idrica e renderla autosufficiente. In primo luogo, "dobbiamo coltivare il nostro orto", occupandoci seriamente della sistemazione delle infrastrutture idriche della Città, da tempo in uno stato precario, e dell'attivazione delle sorgenti non utilizzate. Ciò permetterebbe il potenziamento dello storico acquedotto della Santissima, un acquedotto insufficiente ma il più sicuro dei tre. Non sono parole nuove ma parole inascoltate da anni. Basta citare un esempio tra tanti a prova della irresponsabilità e della superficialità con la quale si è gestita l'acqua a Messina: l'episodio noto della consistente falda acquifera apparsa durante i lavori della Galleria dei Peloritani da parte delle Ferrovie dello Stato e che gli organi competenti rifiutarono di sfruttare. Si è preferito far 'viaggiare' l'acqua su sabbie mobili. Ma principalmente guardiamo ai Monti Peloritani: il loro "significativo" potenziale idrico  darebbe a Messina la possibilità di poter sfruttare, molto di più di quanto lo fa attualmente, le capacità di questo Bacino che, tra l'altro, presenta un basso impatto antropico, determinando una condizione ottimale per la qualità dell'acqua".

E ancora: "Le ricerche idrogeologiche del Bacino Peloritano, sinora effettuate, forniscono un quadro complessivo di conoscenze, disomogeneo per quantità, qualità e distribuzione dei dati. Pertanto, oltre alla reinterpretazione dei dati pregressi, risulta indispensabile promuovere nuove campagne di indagini. Progetti seri e mirati di ricerca idrogeologica e di realizzazione  delle infrastrutture idriche necessarie richiedono un finanziamento adeguato che - a nostro parere - incontrerebbe una condivisione sia regionale che europea. Pensiamo, tra l'altro al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC ex FAS - Fondo per le aree sottoutilizzate) per l'esercizio 2014-2020, che appare particolarmente indicato per tale progettualità e disporrebbe, in quell'ambito e a questi livelli, di fondi cospicui". Quindi, Legambiente e  Italia nostra chiedono al sindaco del Comune di Messina, all’assessore all’Urbanistica e al presidente Amam di considerare l'acqua presente nel territorio una risorsa locale, attivando gli uffici competenti per un accurato studio circa le relative potenzialità al fine di un loro possibile sfruttamento a beneficio della città; di ridurre le distanze e condurre una gestione in 'house', senza dipendenze da eventi naturali, da errori umani e da interessi privati, rappresenta, a parere delle nostre Associazioni, il modo più ovvio per poter assicurare ai cittadini messinesi la continuità di fornitura di questo bene irrinunciabile, e secondo criteri di economicità e solidarietà.

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