Messina

Zona falcata,
adesso la bonifica

Il presidente dell’Autorità portuale De Simone e il sindaco firmano l’intesa per il Parco della Real Cittadella. Croce: «Bastano 3 anni e una ventina di milioni»

Zona falcata,  adesso la bonifica

Messina ha voltato pagina sulla Zona falcata: almeno questa è la speranza di una città intera. Al di là delle polemiche, il dato più importante, sancito alla presenza del governatore Crocetta, dei due assessori regionali alla Cultura e all’Ambiente, Vermiglio e Croce, e del Consiglio comunale, resta il fatto che l’intesa firmata tra il sindaco Renato Accorinti e il presidente dell’Authority, Nino De Simone, l’«Accordo tra il Comune e l’Autorità portuale ai sensi dell’articolo 2 del “Patto per Falce», apre la via ai percorsi di bonifica e riqualificazione. Al Comune e all’Authority va riconosciuto il merito di aver fissato una piattaforma condivisibile incentrata su Cultura e Ambiente per il versante esterno della Zona falcata. All’Università il merito di avere esercitato un ruolo catalizzatore e super partes. Riavviando un dialogo che pareva impossibile e che ha prodotto frutti.

L’intesa per il Parco storico-naturalistico della Real Cittadella riguarda, ricordiamo, una porzione della Falce, ovvero il tratto di costa tra la Real Cittadella spagnola e la Lanterna rinascimentale del Montorsoli. L’intesa sulla “bassa edificazione” ha gettato le basi per progettare e finanziare le bonifiche di quelle aree che negli ultimi 40 anni sono state sottoposte dapprima al massacro ambientale dell’industria pesante, poi alla desertificazione dei fallimenti e sempre agli appetiti di chi avrebbe preferito lasciarle “morte” e attendere il momento buono per farne un uso improprio. Ma c’è un’altra ragione che rende l’Accordo firmato ieri prezioso. Ripristinando e potenziando con scadenze certe, la collaborazione delle Istituzioni (Stato-Regione-Comune) consente lo scongelamento, dopo oltre 7 anni di paralisi, dell’iter per l’approvazione del nuovo Piano regolatore del porto di Messina, su tutte le aree demaniali, compresi gli approdi e il costruendo porto di Tremestieri, oltre che la totalità della Falce. Chi non comprende lo scandalo della “Città dello Stretto” inchiodata a un Piano del porto del 1955? Un Piano coevo all’idea del “Punto franco di Messina”, di cui fino a ieri si parlava ancora come di cosa possibile in quest’esigua striscia di Falce. Da ieri, invece, l’Accordo sui vincoli urbanistici, ovvero sulla dimensione – in metri cubi e quadri – delle strutture connesse al Parco, spalanca la via alla collaborazione per raggiungere, tutti insieme, il primo traguardo: le bonifiche. Ieri l’assessore regionale all’Ambiente, Maurizio Croce, ha sottolineato alcuni dati salienti: potrebbero bastare 3 anni per disinquinare l’ex Degassifica, l’ex Eurobunker e la Real Cittadella, al costo di una ventina di milioni. Il governatore Crocetta ha comunque più volte assicurato di volerne mettere 30 di milioni per la Falce; ed il presidente dell’Authority De Simone ha sempre detto che l’ente da lui diretto, finché avrà l’attuale bilancio, farà anch’esso la sua parte. E considerati i 30 milioni d’attivo non vincolato, deve fare molto.

Ma il fondamentale ruolo di coordinamento tecnico, d’intesa con il Comune e l’Authority, è stato attribuito, dal Patto del 26 gennaio, all’Università: «Col preciso compito – si legge – di sostenere e promuovere l’attuazione del Prp con riferimento alle zone individuate». Le competenze tecnico-scientifiche di alcune Facoltà e il prestigio storico dell’Ateneo saranno l’arma in più per celeri progetti di bonifica. E ora c’è grande attesa.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi