MESSINA

Lunedì la firma di De Simone
sul "Patto per la falce"

Nonostante la drastica riduzione della cubatura, il presidente dell'autorità portuale ha annunciato di aver condiviso il documento approvato dalla giunta comunale

Patto per la falce, domani incontro a Palermo

De Simone firmerà lunedì. Non è saltato nessun accordo. Nessun tentennamento. Semplicemente era necessaria una valutazione del dettaglio, insieme con i consulenti, del documento approvato ieri dalla giunta comunale e inviato alle 19.03 al presidente dell'Autorità Portuale che quindi si è preso tutta la notte per approfondire le novità inserite su richiesta del sindaco e quindi sulle eventuali conseguenze della drastica riduzione della volumetria prevista dal Piano Regolatore del Porto, cioè l'80%, relativamente all'area in questione, compresa tra la Real Cittadella e la Lanterna del Montorsoli. Saranno sacrificati alcuni uffici pubblici e il porto turistico e non si potranno costruire palazzi oltre i 15 metri, perchè secondo la delibera dell'amministrazione Accorinti in quel sito dovrà sorgere un grande parco urbano, dove si potranno realizzare, in 25mila metri cubi, locali commerciali, culturali, scientifici e ludici, un centro congressi e uffici per servizi anche pubblici. E ancora impianti e campi sportivi e su tutto prevarrà il verde attrezzato, i giardini, gli spazi e i percorsi pedonali. Firmeremo comunque perchè amiamo questa città– assicura Antonino De Simone- con l'orgoglio di contribuire insieme con tutti gli altri soggetti istituzionali firmatari del patto al rilancio di Messina. Il rinvio di ieri aveva già scatenato le ire dei parlamentari regionali Beppe Picciolo, capogruppo del Pdr -Sicilia Futura, e Nino Germanà, di Area Popolare. “Questa volta alzeremo le barricate e ci saranno le cinque
giornate di Messina! Non ci sono margini per qualsiasi tentennamento o riflessione, bisogna andare avanti con un rapporto organico e costruttivo tra le Istituzioni e non ci interessa né il metro cubo né il metro quadro in
più od in meno- aveva dettto Picciolo. "Adesso basta!” -aveva scritto Germanà- “. Non possiamo permetterci in nome di non si sa bene cosa, di mettere altri freni alle possibilità produttive ed economiche del nostro territorio. Si sappia che ora Messina non è più disposta ad accettare passivamente che se ne boicotti la ripresa".‎

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