Nel Messinese

Gotha 6, tredici arresti
per diciassette omicidi

Blitz antimafia dei carabinieri: ordinanze di custodia cautelare in carcere in relazione a delitti compiuti tra il 1993 e il 2012 nel territorio di Barcellona e dintorni

carabinieri ros

Per oltre vent'anni ha dettato legge nel barcellonese. Un'organizzazione di stampo quasi militare, con una rigida gerarchia e regole che nessuno poteva violare senza essere trucidato. Solo Cosa Nostra palermitana e la stidda nissena, ha detto il procuratore capo Lo Forte, possono reggere il confronto. Al vertice, un capo indiscusso ed inflessibile, Giuseppe Gullotti, già condannato a 30 anni di carcere quale mandante dell'omicidio di Beppe Alfano il giornalista che con le sue inchieste  dava fastidio alla mafia. Grazie anche al contributo di sette collaboratori di giustizia, a cominciare dall'ex boss Carmelo D'Amico, i sostituti della DDA di messina Vito Di Giorgio ed Angelo Cavallo hanno ricostruito la mappa di Cosa Nostra barcellonese e 20 anni di omicidi ed agguati,  dal 1993 al 2012. Tredici le persone arrestate dai Carabinieri del Ros nell'operazione Gotha 6, dieci delle quali già detenute. In libertà c'erano solo Antonino Calderone, 28 anni, Pietro Nicola Mazzagatti, 56 ed Angelo Caliri, 49 anni catturato a Bruxelles.

Il provvedimento è stato notificato in carcere a Tindaro Calabrese, già capo dei mazzarroti,Antonino Calderone, Domenico e Salvatore Chiofalo, Carmelo Giambò, Aurelio Micale, carmelo Trifirò, ai boss Sem Di Salvo e Giovanni Rao e naturalmente a Giuseppe Gullotti. Il clan esercitava sul territorio un controllo totale sia delle attività lecite che illecite, venivano uccisi i soggetti esterni al gruppo che non rispettevano le regole dell'organizzazione e gli affiliati che le infrangevano, i sospettati di voler collaborare con lo Stato e coloro i quali tentavano autonomamente la scalata al vertice del clan. A decidere questi delitti era Gullotti che spesso eseguiva personalmente l'interrogatorio dei soggetti. Dopo averli fatticonfessare ne ordinava l'esecuzione, a volte dopo avergli concesso l'ultima sigaretta come fece nel 93 con Domenico Pelleriti colpevole di aver rubato in un negozio di ceramiche di Terme Vigliatore il cui proprietario si era rivolto al boss.  C'è chi come Nino Sboto fu eliminato perchè rubò in casa di un affiliato. Prima gli spararono due colpi in testa, poi gli mozzarono le mani. E chi come Fortunato Ficarra fu ucciso nel 98 a S.Lucia del Mela  perchè aveva importunato una donna in un negozio o Felice Iannello reo di spacciare droga a Barcellona anche a minori senza l'autorizzazione della famiglia mafiosa. E ci sono poi i delitti eccellenti. Quello del boss Mimmo Tramontana, eliminato a Barcellona nel 2001 perchè voleva uccidere Carmelo Bisognano all'epoca al vertice del gruppo e di Nunziato Mazzù sospettato di voler collaborare con la giustizia. E poi il triplice omicidio del 4 giugno 93 compiuto nei pressi della vecchia stazione di Barcellona. I sicari uccisero tre giovanissimi, Sergio Raimondi, Giuseppe Martino e Giuseppe geraci. Avevano osato commettere dei furti senza l'autorizzazione della criminalità organizzata locale. Un clamoroso errore che la spietata mafia del Longano non poteva perdonare.  Fra i delitti di cui si sono occupati i magistrati nella  Gotha sei non c'è quello del giornalista Beppe alfano ma di quel delitto stanno parlando da tempo i collaboratori e presto la DDA dovrà tirare le fila di queste indagini che vedono già due nuovi indagati.

 

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