Messina

Una città tra storia e archeologia

Sarà inaugurata a febbraio la mostra “Da Zancle a Messina” organizzata da Soprintendenza, Università e Museo.

Un eccezionale percorso tematico dalla Preistoria al Medioevo con ben 170 reperti

Una città tra storia e archeologia

Sarà bellissima. Ci saranno molti “pezzi”, ma soprattutto tanti assolutamente inediti. Dalla Preistoria al Medioevo. Ben 170. Pagine archeologiche della vita secolare di Messina che purtroppo, molti, non conoscono. Una vita intensa, sublime, unica, spezzata in due nel 1908 eppure meravigliosa, spesso devastata dall’opera dell’uomo. Una vita ora relegata negli scantinati, nei sottoscala, tra mille cassettine di legno, un patrimonio inestimabile di reperti raccolti in tanti anni d’importanti scavi per quel Museo Archeologico cittadino che non è mai nato e di cui si parla da... secoli. Una vergogna.

L’hanno nominata “Da Zancle a Messina. 2016”, come quella di qualche tempo fa. I saloni di Villa Bosurgi a Pace si apriranno al pubblico il 5 febbraio prossimo. Un evento unico in questo squallore culturale in cui è precipitata la memoria di una città.

Ecco, forse c’è anche un segno del destino in tutto questo: sarà esposta anche una bellissima iscrizione che inneggia a Orione e parla della Falce, la lingua di sabbia dell’iniziazione.

La mostra è promossa dall’assessorato regionale ai Beni culturali ed è in corso di allestimento nella bellissima sede di Villa Bosurgi, a Pace, messa a disposizione dall’Università, partner scientifico dell’evento con il Dipartimento di Civiltà antiche e moderne, insieme agli archeologi della Soprintendenza ai Beni Culturali e al Museo Regionale, che ha messo a disposizione reperti numismatici di grande pregio. Una mirabile sinergia tra istituzioni.

L’intento della grande esposizione, che sarà aperta fino alla fine di febbraio - ma sarebbe auspicabile una proroga -, è quello di presentare a tutti le tante novità archeologiche che sono il frutto delle ricerche condotte in questi ultimi anni nel centro urbano cittadino, e costituisce quindi un vero e proprio aggiornamento tematico della prima grande mostra archeologica organizzata in città nel 1997-98 e di quella tematica del 2011.

Il percorso dell’allestimento, che sarà organizzato in cinque grandi saloni, è stato pensato su più livelli di fruizione: per temi (abitato, necropoli) e per epoche (età preistorica; greco-romana; medievale e moderna). I ben 170 reperti esposti, prevalentemente inediti, sono stati selezionati dal team di archeologi della Soprintendenza tra quelli più significativi e di maggiore pregio artistico e storico.

Il visitatore potrà ammirare ceramiche di varie epoche, per esempio un raro cratere figurato di VII sec. a. C. di produzione euboica dall’abitato, e tre magnifici crateri figurati (V- IV sec. a.C.) dalla necropoli; oppure i modellini di imbarcazione del III sec. a.C. o la danzatrice dalla sepoltura di una bambina del II sec. a.C.; saranno esposti anche manufatti in bronzo ed elementi architettonici e decorativi.

Ci sarà poi una sezione dedicata alle epigrafi, con epitaffi funerari e anche due iscrizioni di eccezionale interesse: una dedica della prima età imperiale romana, probabilmente ad Orione, il mitico creatore della Falce e del Peloro, proveniente dallo scavo di via Geraci, e un eccezionale cippo miliare attribuibile all’età di Costantino, che viene da Pistunina, dal sito comunemente denominato “Villa Melania”.

Per quel che riguarda la sezione numismatica che fa parte delle bellissime collezioni del Museo Regionale, le tante monete esposte ci racconteranno la lunga, unica e prestigiosa storia della Zecca di Messina e la cosiddetta “circolazione monetale” che è stata documentata dai vari scavi archeologici.

L’esposizione si chiude idealmente con la sezione dedicata al periodo medievale e moderno, un ambito scientifico che in questi ultimi anni ha fatto registrare un’intensa attività di ricerca, con risultati di rilievo soprattutto nel campo delle produzioni ceramiche. E tra i reperti esposti ci saranno anche un catino della prima Età normanna, e un grande frammento dell’affresco del XIII secolo, che proviene dall’antica Chiesa di S. Giacomo. Andateci tutti, ne vale la pena.

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