Messina

Il distretto messinese
cerca di rilanciarsi

Inaugurazione dell’Anno giudiziario a Palazzo Piacentini. Gli indici positivi di produttività dei magistrati variabile positiva nel mare magnum dei soliti problemi

Il distretto messinese  cerca di rilanciarsi

«Se la giustizia è con me, non ho paura», diceva Sofocle. Eppure, ai nostri giorni, molti non la pensano allo stesso modo. Numerosi cittadini e addetti ai lavori continuano a soffermarsi sulle storture del comparto “giustizia”: dai nodi dell’edilizia, alle piante organiche ridotte, dai processi interminabili alla patologia delle prescrizioni.

Ieri, a Palazzo Piacentini, la relazione del presidente della Corte d’appello di Messina, Michele Galluccio, in apertura della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha affrontato questi e altri “vulnus”, dando risalto, nel contempo, alle caratteristiche positive dell’amministrazione del distretto. Quanto alla Corte d’appello, «i dati confermano l’ottimo rendimento del settore civile, con una diminuzione della pendenza di circa il 20% in un anno e mezzo. La situazione è destinata, a breve, a migliorare ulteriormente, a seguito della immissione nelle funzioni dei giudici ausiliari, previsti in numero di dieci», ha precisato Galluccio. Inoltre, il Tribunale misure di prevenzione, «ha visto un aumento costante, in conseguenza della proficua attività investigativa degli uffici di Procura».

Il consigliere del Csm Rosario Spina ha insistito sulla necessità di garantire, tutelare e promuovere l’autonomia e indipendenza della magistratura, a tutela del cittadino. Successivamente, ha elencato i difetti del settore della giustizia: «Il problema della completa informatizzazione, la carenza drammatica di personale amministrativo in tutti i distretti. In tale contesto, la profonda crisi etica della società attuale determina un aumento delle inchieste» e, pertanto, «un richiamo alla legalità dev’essere forte». Traguardo più facilmente raggiungibile «mediante riforme, a tutti i livelli, compresa quella del Csm», ha aggiunto Spina, a parere del quale serve una più netta demarcazione con l’attività politica. «Pensiamo sempre a cifre e a numeri, come fossimo matematici, eppure abbiamo studiato Giurisprudenza. Occorre maggiore qualità affinché la giustizia sia più efficace».

Vittoria Orlando, del dipartimento Affari giustizia, ha dipinto un quadro a tinte meno fosche, affermando che le disfunzioni saranno esaminate dal Ministero con l’auspicio di aprire una nuova stagione. Recentemente – ha dichiarato – sono state adottate procedure innovative e si stanno dando risposte all’emergenza carceraria. Nel 2015 si è avuto un calo delle pendenze in campo civili, con indici di produttività importanti e incoraggianti. Si sono contratti i tempi dei procedimenti e si è compiuto un passo avanti in ambito telematico». Con le ulteriori risorse disponibili, saranno messi in campo «interventi per potenziare i servizi», ha evidenziato Vittoria Orlando», preoccupata, al contrario, per l’alto numero delle prescrizioni. «Reati contro la pubblica amministrazione e reati mafiosi sono al centro dell’attenzione del Ministero, che, tra le altre cose, ha introdotto nuove figure delittuose alla luce dell’emergenza terrorismo e ha potenziato le misure di prevenzione».

Il procuratore generale della Corte d’appello di Messina Giovanni D'Angelo ha indicato chiaramente come gli imperativi siano «aumentare la fiducia dei cittadini, superare le lentezze del contenzioso civile e penale». L’altra faccia della medaglia «è il rendimento dei magistrati italiani, tra i più altro a livello europeo». Infatti, «i dati ministeriali mostrano riscontri positivi sulla produttività e i magistrati del distretto messinese sono un importante presidio di legalità in un territorio difficile». A proposito della Procura peloritana, D’Angelo ne ha esaltato l’azione di contrasto al crimine organizzato. «Le indagini degli ultimi anni, Gotha e Pozzo su tutte, hanno fatto chiarezza su dimensioni e strutturazione della mafia nella fascia tirrenica e le inchieste hanno svelato un crescente contribuito delle persone offese. Si tratta di un fatto importante». Però, «spesso la repressione non basta, servono anticorpi sociali e culturali, occorre che la collaborazione con forze dell'ordine e magistratura sia più forte». L’ultima parte dell’intervento di D’Angelo si è focalizzata, invece, su valenza strategica dei provvedimenti patrimoniali, boom della criminalità economica, scarsa propensione a denunciare le condotte illecite ed effetti dell’immigrazione sulle attività del distretto messinese. «Ecco perché c’è bisogno di scelte politiche lungimiranti», ha concluso il procuratore generale.

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