Anno giudiziario

Galluccio: a Messina carenza organici

"La Corte di Appello di Messina, ha sicuramente i numeri che ne imporrebbero il mantenimento"

tribunale generico giustizia

"La Corte di Appello di Messina, ha sicuramente i numeri che ne imporrebbero il mantenimento". Lo ha detto durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario il presidente della Corte di Appello di Messina Michele Galluccio. "Infatti i carichi di lavoro e l'indice delle sopravvenienze, sia nel settore civile che in quello penale, sulla base dei prospetti statistici elaborati dal ministero della Giustizia, sono superiori, talvolta notevolmente superiori, rispetto a quelli di numerose altre Corte di Appello d'Italia e, in alcuni casi, anche di Corti di appello che hanno giurisdizione su intere regioni - ha aggiunto - Nella prospettiva di futura crescita del territorio, va, inoltre, ricordato che in Sicilia, con legge regionale del 24 marzo del 2014, sono state istituite le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, che si aggiungono alle altre sul territorio della penisola, tutte sedi di Corte di Appello. Appare, allora, scelta contraddittoria quella, per un verso, di elevare Messina al rango di città metropolitana, in considerazione della peculiarità del suo territorio, della sua posizione, dal punto di vista economico, commerciale e culturale e delle sue potenzialità di sviluppo e, per altro verso, quella, di privare la dodicesima città d'Italia, per popolazione, della istituzione della Corte di Appello, quando le prime undici città, per popolazione, e tutte le altre città metropolitane d'Italia sono sedi di Corte di Appello, in un percorso di sostanziale e progressivo depauperamento, già articolatosi in diversi passaggi".

Galluccio ha sottolineato anche che "continuano a mancare le aule di udienza, le stanze per i magistrati e il personale, gli archivi; nel piano cantinato, emergono problemi di salubrità e sicurezza". "Ogni anno, in occasione della cerimonia di inaugurazione viene denunciata la mancata utilizzazione dei fondi per la realizzazione del secondo Palazzo di giustizia che costituisce una grave inadempienza, nei confronti dell'amministrazione giudiziaria e dell'intera città - ha sostenuto - Da 20 anni, 15 milioni di euro aspettano di essere spesi e ogni anno si sperpera più di un milione e mezzo di euro per pagare canoni di affitto, in alcuni casi per immobili non idonei all'uso. Se si considera che, con tale cifra si sarebbero potuti realizzare non uno ma tre nuovi Palazzi di giustizia e che novant'anni fa la città, distrutta dal terremoto, seppe trovare le energie, non solo materiali, ma morali, per risorgere e realizzare questo gioiello architettonico che è palazzo Piacentini, si ha la misura di quanto sia stata incredibile questa vicenda".

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