Messina

Caso tenda, il giudice non crede ai vigili urbani

Depositate le motivazioni dopo la sentenza di condanna dei due attivisti. Trasmissione degli atti al pm per valutare se sono configurabili calunnia e falso a carico degli ispettori

Caso tenda, il giudice non crede ai vigili urbani

 «Apporto non meritevole di incondizionata fiducia». Oppure «contributo scientemente mendace». Sono parole durissime, pietre giudiziarie, quelle che il giudice monocratico Massimiliano Micali ha scritto nelle motivazioni della sentenza sul “caso-tenda” che ha infiammato la cronaca e la politica l’e s t ate scorsa. Venti pagine che spiegano le condanne ai due attivisti Sergio Runci e Irene Romeo, ma dopo quello che è emerso al processo costituiscono anche indubbiamente un vero e proprio “atto d’accusa” nei confronti della Polizia municipale. Perché il lungo video mostrato in aula dalle difese («straordinaria valenza dimostrativa») dei due attivisti, ha sostanzialmente smentito quanto ricostruito dai vigili urbani negli atti ufficiali e quanto dichiarato dall’ispettore Marcello Vita sull’aggressione che aveva affermato d’aver subito dagli attivisti, aggressione invocata come causa delle lesioni a una mano provocate da un contatto con una palma.

Commenti all'articolo

  • apet58

    06 Gennaio 2016 - 20:08

    Ho presenziato alle due udienze precedenti la sentenza. I testi degli imputati erano in prevalenza avvocati che casualmente avevano assistito ai fatti. Le loro versioni erano concordanti fra loro, con quelle degli imputati e in linea con il video. I testi dell'Ispettore Vita erano perlopiù VV.UU. subordinati, le loro testimonianze erano autocontraddicenti, discordanti fra loro e con la versione del Vita. Dalla visione del video emergevano la totale estraneità degli imputati ai fatti loro contestati e la malafede del Vita -che manifestava la volontà di creare le condizioni per fruire di un periodo di malattia- e dei suoi testi. Il giudice, forse, ha sbagliato solo a riconoscere il reato di resistenza. In determinate circostanze, resistere è diritto garantito dalla Costituzione; in tale stato resistere diveniva dovere morale e civile!

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