Messina

Messina nell’Arena, che spettacolo deprimente!

Riflettori accesi ieri sulla Gettonopoli di casa nostra durante la trasmissione di RaiUno condotta da Massimo Giletti. Il video delle sedute “lampo”, le dichiarazioni surreali nei corridoi. E il primo cittadino cade nella “trappola”

Messina nell’Arena, che spettacolo deprimente!

Le immagini dei consiglieri “speedy gonzales”, il sindaco che cade nella trappola, la città che ne esce con le ossa rotte. Come sempre. Messina è ormai una calamita che attira su di sè tutte le cose più negative ma quella andata in scena ieri, su RaiUno, all’ora di massimo ascolto della domenica televisiva, è stata l’ennesima riprova di come un tema serissimo possa finire in farsa. La scena: l’Arena di Giletti. Il titolo della commedia: Gettonopoli e dintorni. I protagonisti: il deputato siciliano dei Cinque Stelle Cancelleri, il consigliere comunale di Palermo Milazzo, il commissario del Pd messinese Carbone, lo spaesatissimo Mauro Corona (scrittore-scultore montanaro, ruvido come la zona del Vajont in cui è nato e cresciuto e personaggio fiabesco catapultato in un mondo distante anni luce dal suo), una giornalista del quotidiano “Libero” e, in diretta da Palazzo Zanca, il sindaco Renato Accorinti. Dopo la parentesi dedicata al capoluogo della regione, riflettori puntati sulla Gettonopoli messinese. Vanno in onda i video realizzati nell’ambito dell’inchiesta della Procura e acquisiti dalla Digos come prove documentali per incastrare i consiglieri coinvolti e accusati di truffa. Le sedute “lampo”, le dichiarazioni “surreali”, quel giorno in cui venne giù la neve a Messina e la commissione non aveva altro da discutere, così si parlo dell’emergenza “fiocchi bianchi”, approfondita nel corso di una riunione durata ben 6 minuti (!). Poi, il collegamento con il Comune e Accorinti che cade nel “trappolone”. E sì, perché per una volta che la sua amministrazione c’entra poco o nulla, su un argomento di esclusiva competenza del consiglio comunale, è il sindaco paradossalmente a finire nel banco degli accusati. E lui si mette subito sulla difensiva. «Quello che hanno fatto questi consiglieri, al di là delle conseguenze giudiziarie, è un fatto immorale, provo dolore, il peccato più grande è che così si allontana sempre più la gente dalle istituzioni». Ma è quasi un “fuoco di fila” contro di lui: «Sindaco, lei non poteva non sapere», gli dice la giornalista di “Libero”; «Ma lei dovrebbe difendere il nome della città», lo incalza il conduttore; «Lei ha amministrato con i voti di questi consiglieri, ora spero che da domani cambi registro», rincara la dose il commissario del Pd; «La nostra deputata Valentina Zafarana aveva chiesto i verbali delle commissioni ben prima che scoppiasse l’inchiesta e il segretario generale, che è di nomina del sindaco, non ha voluto darli»  “spara” da parte sua l’esponente dei Cinque Stelle. Accorinti, anche per il collegamento a distanza, è in un angolo: «Sbagliate bersaglio –si accalora –, noi non c’entriamo nulla col malaffare, lavoriamo 24 ore su 24, tutti sanno chi siamo e come agiamo, nessuno troverà mai niente su di noi, io con il consiglio non ho nulla da spartire, presentiamo atti deliberativi e chi vuole li vota, chi non vuole li boccia, ma non abbiamo mai contrattato niente con nessuno. Ho due consiglieri su 40 ed è stata la mia consigliera, Lucy Fenech, a denunciare il malcostume di Gettonopoli e a chiedere che si cambiassero le regole con un nuovo Regolamento». Emergono palesi falsità – «Il presidente del consiglio comunale fino a poco tempo fa stava con l’amministrazione», dice il consigliere comunale di Palermo, senza sapere che Emilia Barrile ha militato nel Pd prima di transitare proprio nel partito di Milazzo, Forza Italia, che ha accolto a braccia aperte Genovese e le sue truppe di luogotenenti e soldati semplici – ma il rumore dell’Arena non consente riflessioni pacate, lo dice la parola stessa, l’arena è per i leoni e per i gladiatori (si fa per dire...), per i tori e per i toreri, deve scorrere il sangue, un Vajont di parole che finiscono a valle, dove tutto s’annacqua o si confonde, e alla fine si capisce poco o nulla. Il teorema è confermato: a Messina, come nel resto della Sicilia, tutti rubano a quattro ganasce e sono tutti uguali. E ancora una volta chi è nato qui, in riva allo Stretto, è preso dall’irrefrenabile voglia di andar via, di fuggire. Lontano da questa terra, e possibilmente lì dove non si captano le antenne dei media nazionali, per non continuare ad assistere a simili spettacoli...

Commenti all'articolo

  • fhqlomba

    21 Dicembre 2015 - 12:12

    Non c'è niente da fare, non sa parlare e dice sempre le stesse cose senza rendersi conto di cadere nelle trappole di Giletti e non vuole capire che a Messina il sindaco è lui.

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  • ROBERTO30

    21 Dicembre 2015 - 10:10

    Voglio vedere quando qualcuno,solleverà le fauci (o la fauci) dal sindaco per attaccare finalmente il consiglio comunale che ha VERGOGNOSAMENTE tradito la popolazione che li ha votati. Ma vi rendete conto che, qualsiasi cosa accade in questa povera Messina, cercate in Accorinti il colpevole ? FINITELA oppure spiegatemi chi volete al suo posto !

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    • buddace

      21 Dicembre 2015 - 21:09

      che si svegliasse dall'ubbriacatura e capisse che fa il sindaco :Se Le Donne sbaglia la colpa ricade su di lui,se i consiglieri fanno porcate HA l'obbligo di denunciarli alla magistratura prima ed all'opinione pubblica dopo,non può fare finta di nulla che è come dire: tiriamo a campare,tu ti pigli il gettone però mi voti i bilanci,che poi il ministero gli rigetta,e viviamo felici e contenti

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  • buddace

    21 Dicembre 2015 - 09:09

    Veramente il tibetano ha detto che lavora 25 ore rubando quindi un'ora al giorno successivo.Praticamente non dorme mai e per questo è in stato confusionale.

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