Messina

Gettonopoli, confermato
l'obbligo di firma

Il Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta di revoca del provvedimento che prevede l'obbligo di firma per 12 consiglieri comunali prima e dopo le sedute di commissione.

Il pm: «Sei consiglieri hanno violato l’obbligo»

Il colpo di scena è arrivato a circa metà dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame presieduto dal giudice Nunzio Trovato, per l’inchiesta su Gettonopoli. Il pm Diego Capece Minutolo che nei mesi scorsi ha coordinato l’indagine della Digos, ha depositato nuovi atti, alcuni dei quali modificano radicalmente il quadro, e lo ha detto anche chiaro e tondo nel corso dell’udienza: sei consiglieri comunali hanno violato la misura dell’obbligo di firma.

Si tratta quindi di alcuni nuovi rapporti depositati dalla Digos di recente in Procura dopo i primi sviluppi dell’inchiesta, che certificano per tutti e dodici gli indagati il rispetto dell’obbligo deciso dal gip Militello, cioé quello di firmare un registro davanti ai vigili urbani, a Palazzo Zanca, prima e dopo lo svolgimento delle commissioni consiliari.

E secondo gli accertamenti del pm Capece Minutolo e della Digos depositati ieri agli atti, i “trasgressori” sono i consiglieri Angelo Burrascano, Giovanna Crifò, Carlo Abbate, Benedetto Vaccarino, Paolo David e Pio Amadeo. C’è qualcosa che non va nelle firme che hanno apposto.

Ora bisogna capire in che cosa consiste tecnicamente la violazione dell’obbligo evidenziata ieri dal pm Capece Minutolo. In sostanza dovrebbe essere rappresentata dall’apposizione in ritardo delle sigle nel registro dei vigili urbani rispetto alla conclusione delle commissioni consiliari. Questo perché la disposizione del gip Militello era molto chiara sui tempi, e indicava l’obbligo preciso di siglare i fogli subito dopo la conclusione delle riunioni.

Ieri la giornata davanti ai collegio del Riesame è stata molto lunga. È iniziata in mattinata e si è conclusa solo intorno alle cinque del pomeriggio, dopo che accusa e difesa hanno esaminato tutte e dodici le posizioni dei consiglieri indagati che hanno avuto disposto l’obbligo di firma nell’ambito dell’inchiesta su Gettonopoli: Carlo Abbate, Pietro Adamo, Pio Amadeo, Angelo Burrascano, Giovanna Crifò, Salvatore Nicola Crisafi, Nicola Cucinotta, Carmela David, Paolo David, Fabrizio Sottile, Benedetto Vaccarino, Santi Daniele Zuccarello.

Ad intervenire sono stati tutti i difensori degli indagati, ovvero gli avvocati Ugo Colonna, Giuseppe Freni, Giovanni Scavello, Danilo Santoro, Tommaso Autru Ryolo, Emilio Fragale, Salvatore Versaci, Maria Cinzia Panebianco, Fabrizio Formica, Nino Favazzo, Daniela Chillé, Enzo Grosso, Alberto Gullino, Francesco Rizzo e Massimo Marchese.

Il pm Capece Minutolo non ha replicato alla fine ma dopo ogni intervento difensivo, legando quindi le repliche alla posizione di ogni singolo consigliere, anche in relazione alle singole schede che ha redatto nel corso dell’inchiesta.

Chiuso il passaggio davanti al collegio del Riesame adesso bisognerà attendere che i giudici si pronuncino su ogni singola posizione, visto che tutti i difensori hanno chiesto che venga revocata la misura, ragionando soprattutto sul fatto che il sistema di controllo nel frattempo è stato profondamente innovato e in buona sostanza computerizzato, con l’inserimento dei singoli badge dei consiglieri. A questa argomentazione il pm Capece Minutolo ieri ha replicato depositando alcune comunicazioni di servizio dell’amministrazione comunale, in cui si afferma chiaramente che per la carenza di personale non è possibile effettuare i controlli informatici necessari su tutti i consiglieri.

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La vicenda

Contestati truffa e falso

Il 12 novembre un vero e proprio terremoto ha scosso Palazzo Zanca. Un terremoto chiamato “Gettonopoli”. Ventinove consiglieri comunali indagati, dodici dei quali con l’obbligo di firmare il registro delle presenze, davanti agli agenti della polizia municipale, subito prima dell’inizio e al termine delle sedute di commissione. La misura cautelare è stata disposta dal gip Maria Militello a conclusione di un’inchiesta avviata dall’aggiunto Vincenzo Barbaro e dal sostituto procuratore Diego Capece Minutolo un anno addietro. I reati contestati, a vario titolo, sono truffa aggravata, falso ideologico e abuso d’ufficio. L’indagine, condotta dalla Digos anche attraverso intercettazioni video e ambientali, ha consentito di accertare i comportamenti disinvolti di gran parte dei consiglieri, alcuni dei quali, dopo avere apposto la loro firma sul registro, scomparivano quasi subito nel nulla. Altri si sarebbero limitati a una breve apparizione o a un rapido intervento in aula per giustificare l’erogazione dell’indennità.

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