Operazione Vivaio

Clan Mazzarrà, Cassazione conferma 9 condanne

L’inchiesta ha acceso i riflettori anche sulla gestione delle discariche

corte cassazione roma

Leonardo Orlando

Barcellona

Diventa definitiva la sentenza per i 9 imputati condannati nel processo scaturito dall'operazione antimafia “Vivaio”, sulle attività criminali della cosca dei “Mazzarroti” affiliata alla famiglia dei “Barcellonesi”, scattata per iniziativa della Dda di Messina ed eseguita dai carabinieri del Ros all'alba del 10 aprile del 2008 tra i Comuni di Barcellona, Mazzarrà e Terme Vigliatore.

La Quinta sezione della Corte di Cassazione ha confermato la sentenza emessa l'11 marzo dello scorso anno dalla Corte d'Assise d'Appello.

La conferma della condanna più pesante ha riguardato l’ergastolo inflitto al “Mazzarroto” Aldo Nicola Munafò, autore dell’omicidio di Antonino “Nini” Rottino, ucciso a Mazzarrà Sant'Andrea, nei pressi della sua abitazione il 22 agosto del 2006 perché voleva gestire gli affari della discarica. Oltre alla condanna all'ergastolo per Munafò, diventano definitive le condanne per mafia a carico degli altri 8 imputati: 16 anni dovrà scontare Tindaro Calabrese, il capo cosca dei “Mazzarroti” che rispondeva delle sue azioni all'ex boss Carmelo D'Amico; 13 anni la pena inflitta all'imprenditore catanese Alfio Castro da sempre vicino alla mafia “Barcellonese”, 9 anni di reclusione Carmelo Trifirò di Terme Vigliatore, socio di Tindaro Calabrese; 8 anni e 8 mesi ad Agostino Campisi, di Terme Vigliatore; 8 al docente universitario Sebastiano “Nello” Giambò, ex presidente della società mista “TirrenoAmbiente” che ha creato e gestito le due discariche di Mazzarrà e Tripi servite per alimentare la mafia; 8 anni anche all'imprenditore di Barcellona Michele Rotella; altri 8 anni sono stati inflitti all'ex boss di Terme Vigliatore Nunziato Siracusa, che si è pentito; mentre 7 e 6 mesi è la pena confermata per l'ex capo dei “Mazzarroti” Carmelo Bisognano, transitato nelle fila dei collaboratori di giustizia.

L'operazione “Vivaio” aperta a seguito delle estorsioni che la cosca dei “Mazzarroti” imponeva ai vivaisti della zona di Terme Vigliatore e di Furnari, ha svelato invece gli interessi dei “Mazzarroti” nella gestione delle discariche di Mazzarrà e di Tripi. L'inchiesta, con le relative intercettazioni, risale infatti al 2006 e permise di monitorare quasi in diretta le fasi precedenti e successive all'omicidio di Antonino Rottino. Per la prima volta i carabinieri del Ros scoprirono che il nuovo capo dei “Mazzarroti” era diventato il pastore Tindaro Calabrese. Calabrese infatti, approfittando dell'arresto del capo storico Carmelo Bisognano, dapprima ha stretto patti con la mafia dei “Barcellonesi”; mentre successivamente ha tessuto per conto della famiglia mafiosa di Barcellona rapporti con i catanesi e soprattutto con i palermitani di Lo Piccolo. L'omicidio di Rottino, considerato luogotenente del vecchio boss Melo Bisognano, si inserisce nella “scissione” tra nuovo e vecchio gruppo criminale.

Tindaro Calabrese, infatti, diede nuovo impulso alle attività economiche della mafia estendendo gli interessi anche nella zona industriale di Milazzo dove i suoi camion smaltivano illegalmente gli scarti agrumari della “Pectina”, una industria in Italia che estraeva il “pectine” dalle bucce di agrumi per destinarlo alle industrie farmaceutiche. L'attività più remunerativa restava comunque quella della discarica di Mazzarrà e prima ancora di Tripi. La cosca si è poi interessata delle elezioni di Furnari e di Mazzarra, Comuni che uno dopo l'altro sono entrati nel mirino del ministero dell'Interno che ha promosso gli accessi agli atti che in entrambi i casi hanno portato allo scioglimento degli organi elettivi.

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In Appello

Prescrizione e 3 assoluzioni

Nel processo di appello erano stati assolti per non aver commesso il fatto Antonino Calcagno, Cristian Giamboi e Salvatore Campanino. Le prescrizioni, sempre in Appello, hanno invece riguardato le posizioni degli imputati coinvolti la gestione degli scarti della lavorazione degli agrumi: Bartolo Bottaro, Aurelio Giamboi, Tindaro Calabrese, Thomas Sciotto e Giuseppe Triolo.

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