La maxi-inchiesta

Bilanci comunali
archiviazione per 30

“Escono” definitivamente dall’inchiesta sui bilanci comunali ben trenta indagati, la loro posizione è stata infatti archiviata dal gip Giovanni De Marco su richiesta del sostituto Antonio Carchietti

Bilanci comunali
archiviazione per 30

di Nuccio Anselmo

“Escono” definitivamente dall’inchiesta sui bilanci comunali ben trenta indagati, la loro posizione è stata infatti archiviata dal gip Giovanni De Marco su richiesta del sostituto Antonio Carchietti per le accuse di falso e abuso d’ufficio, che erano contestate inizialmente a seconda del ruolo ricoperto.

Ecco la clamorosa svolta che nei giorni scorsi avevamo anticipato. Adesso c’è agli atti nero su bianco il provvedimento del gip con cui per quasi la metà degli indagati - all’atto della chiusura indagini preliminari erano complessivamente 62 rispetto ai 73 iniziali -, si chiude questa pagina giudiziaria. Si tratta in dettaglio di 26 consiglieri comunali (la qualifica è riferita all’epoca dei fatti, soltanto 5 di loro sono ancora a Palazzo Zanca), 3 dirigenti comunali e un funzionario regionale.

Le trenta archiviazioni

Ecco i loro nomi. I consiglieri comunali sono: Roberto Sparso, Giuseppe Ansaldo, Angelo Burrascano, Gaetano Caliò, Giuseppe Capurro, Nino Carreri, Giuseppe Chiarella, Bruno Cilento, Giovanni Cocivera, Carmelo Conti, Giovanna Crifò, Antonio Fazio, Marcello Greco, Pietro Iannello, Giuseppe Magazzù, Vincenzo Messina, Giorgio Muscolino, Giuseppe Previti, Roberto Nicolosi, Mario Rizzo, Paolo Saglimbeni, Salvatore Serra, Antonino Spicuzza, Sebastiano Tamà, Salvatore Ticonosco, Antonio Restuccia.

I tre funzionari comunali sono Giovanni Bruno, Carmelo Altomonte e Antonino Cama. Infine archiviazione anche per il funzionario regionale e commissario ad acta Giuseppe Terranova, che nel novembre del 2012 ratificò la delibera d’approvazione del rendiconto 2011.

Dopo questo provvedimento d’archiviazione siglato dal gip De Marco il quadro dell’inchiesta è più chiaro, perché si prosegue per tutti coloro - sono quindi 32 tra componenti di giunta, politici, funzionari comunali e tecnici -, che a suo tempo hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e non sono ricompresi nel provvedimento d’archiviazione. In concreto per i 32 indagati la cui posizione “rimane” in piedi, è ipotizzabile che la Procura inoltri la richiesta di rinvio a giudizio.

Il provvedimento del gip

Interessante sul piano giuridico il provvedimento con cui il gip De Marco ha accolto la richiesta di archiviazione, che ovviamente ruota intorno al cosiddetto elemento psicologico del reato, ovvero semplificando la consapevolezza della non veridicità dei bilanci da parte dei consiglieri comunali quando votarono per l’approvazione dei conti economici in aula.

Scrive per esempio il gip, che in ogni caso fa salve le «eventuali responsabilità contabili da fare valere dinanzi alla Corte dei Conti», che «... sulla base delle investigazioni non emergono elementi di prova sufficienti a dimostrare che le varie false rappresentazioni nei bilanci del Comune di Messina, di previsione e consuntivi, per gli anni 2009, 2010 e 2011 siano conseguenza di una volontà deliberata di procurare direttamente un vantaggio o un danno ingiusto, e non piuttosto di una malaccorta e - pur sempre illecita - volontà di aderire ad un progetto politico in senso lato, volto a ritardare l’emersione di una condizione di dissesto».

Scrive ancora il gip che «... l’accusa non appare sostenibile in giudizio, con riferimento ad entrambi i reati ipotizzati, nei confronti degli indagati che hanno operato in qualità di consiglieri comunali». Si tratta cioé del falso del pubblico ufficiale in atto pubblico e dell’abuso d’ufficio che erano inizialmente contestati.

Sempre sul piano della mancanza della prova del dolo, scrive il gip che «... a meno di non provare, in maniera univoca ed espressa, l’azione dolosa e, dunque, il concorso con i soggetti preposti alla formazione del bilancio, non appare esigibile che il consigliere comunale - peraltro di norma privo di competenze specifiche e talora privo di qualunque competenza - in presenza di una proposta di bilancio confezionata dalla giunta comunale, supportata dai pareri tecnici dei vari dirigenti, vagliata dal responsabile del servizio finanziario... e sostenuta dai pareri favorevoli dei revisori dei conti, abbia un compito autonomo ed ulteriore di controllo di veridicità del bilancio e di rispondenza dello stesso alle regole tecniche di elaborazione».

Il gip esamina poi anche sulla scorta dell’orientamento generale della giurisprudenza, quale sia la reale funzione tecnica dell’approvazione di un bilancio da parte di un consiglio comunale, e scrive che «... è opinabile che l’approvazione da parte del consiglio comunale abbia funzione certificativa del bilancio, dal momento che la funzione di tale organo è prettamente di indirizzo politico, destinata, cioé mediante l’approvazione del principale strumento di governo dell’ente locale, ad approvare le scelte di indirizzo politico operate dall’organo di governo, cioé dalla giunta, considerato, altresì, che il bilancio preesiste all’approvazione del consiglio comunale, tanto che la bocciatura da parte di quest’ultimo non fa venire meno la falsità, la quale inerisce al documento contabile confezionato dall’amministrazione ed adottato dalla giunta».

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I funzionari

Discorso diverso sul piano delle motivazioni giuridiche che hanno portato all’archiviazione per i tre funzionari di Palazzo Zanca Bruno, Altomone e Cama. Al primo era rimproverata la non veridicità delle previsioni di bilancio nel triennio 2009-2011 legate alla vendita del patrimonio immobiliare. Ma «non può affermarsi che la stessa sia oggettivamente e deliberatamente falsa», e poi siamo in tema non di previsioni ma di «indicazione del valore approssimativo degli immobili». Per Altomonte il gip argomenta che in sostanza, come ha anche affermato durante l’interrogatorio e riconosciuto da consulente del pm, ha appostato una voce dei crediti non sapendo che era già avvenuta una compensazione («... fosse ignaro»). Infine per Cama analoghe considerazioni alla posizione di Altomonte, ovvero che su alcune voci non era a conoscenza della restituzione all’Area coordinamento economico finanziaria, e in ogni caso non ha prodotto appostazioni false.

 

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