incendi Messina

1540 focolai
in due giorni

Continuano i roghi, soprattutto di macchia mediterranea, in provincia di Messina, la più colpita dagl’incendi in questi giorni di caldo africano in Sicilia. Tra ieri ed oggi almeno 150 gl’interventi di Vigili del Fuoco e Corpo Forestale, con l’aiuto di volontari e l’impiego di 2 canadair e 2 elicotteri

1540 focolai 
in due giorni

Quella di ieri è stata una giornata nera per l’emergenza incendi in provincia di Messina con 90 focolai ma anche oggi non si può certo dire che la situazione sia migliorata. Nuovi focolai – oltre 50 - si sono aggiunti già dalla scorsa notte interessando sia i Peloritani che i Nebrodi ma anche le fasce costiere jonica e tirrenica. Anche oggi Vigili del Fuoco e Corpo Forestale sono impegnati con tutte le squadre disponibili per cercare di circoscrivere i roghi che spesso minacciano anche le abitazioni. Impegnati anche decine di volontari mentre dal cielo sono tornati in azione, già dall’alba, 2 candair e 2 elicotteri. In mattinata i roghi che hanno destato maggiore preoccupazione sono stati in città le colline di San Filippo, Castanea e Villaggio Pace. Nella zona jonica l’enmergenza riguarda oggi i Comuni di Letojanni, Gallodoro, S. Teresa di Riva, Mandanici e Savoca. Sul versante tirrenico invece i roghi divampano a Barcellona Pozzo di Gotto e Piraino. Il bilancio dei dani è ovviamente ancora provvisorio ma sono centinaia gli ettari di terreno – soprattutto macchia mediterranea - andati in fumo. Un’emergenza così non si viveva dall’estate del 2007. In questi giorni gl’incendi stanno arroventando anche le polemiche sull’esercito dei Forestali – oltre 28 mila in Sicilia – che dovrebbero fare prevenzione e vigilanza. La natura degl’incendi è dolosa o quantomeno colposa tanto che c’è chi, come il Codacons, offre 2 mila euro a chi riesce a fotografare un piromane in azione e chi - come l’assessore regionale al Territorio ed Ambiente Alessandro Aricò - invoca addirittura l’ergastolo per gl’incendiari. Il danno al patrimonio naturale e paesaggistico – come denuncia Legambiente - è immenso ed è irreparabile se non dopo almeno un decennio.

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