Ambasciata italiana

Yemen, carabiniere
rapito a Sanaa

Non si sa con certezza chi sia stato a catturarlo anche se, secondo fonti qualificate della sicurezza, i rapitori sarebbero un gruppo di criminali locali, privo di legami con le numerose cellule di Al Qaida presenti nel Paese.

Yemen, carabiniere
rapito a Sanaa

Un militare italiano addetto alla sicurezza dell'ambasciata d'Italia a Sanaa, in Yemen, è stato rapito oggi da uomini armati nei pressi della sede diplomatica, situata nel quartiere di Hadda, nella parte sudoccidentale della capitale yemenita. Non si sa con certezza chi sia stato a catturarlo anche se, secondo fonti qualificate della sicurezza, i rapitori sarebbero un gruppo di criminali locali, privo di legami con le numerose cellule di Al Qaida presenti nel Paese.

Il carabiniere - che secondo alcune fonti non confermate si chiamerebbe Alessandro, friulano di 29 anni - al momento della cattura era fuori servizio e si trovava, in borghese, in un negozio nelle vicinanze dell'ambasciata per fare acquisti personali. Li' e' stato prelevato da un gruppo di uomini armati. La Farnesina ha immediatamente attivato tutti i canali in loco mantenendo, come sempre accade in questi casi, ''il piu' stretto riserbo'' sulla vicenda. Nel frattempo, il ministero degli Esteri ha disposto il rientro a Sanaa dell'ambasciatore italiano in Yemen Alessandro Fallavollita, che si mantiene in continuo e diretto contatto con la Farnesina e l'Unità di Crisi.

La polizia locale ha aperto un'inchiesta per tentare di identificare i rapitori e la localita' dove e' stato condotto l'italiano. Oltre a fonti qualificate della sicurezza italiana, l'ipotesi terroristica e' esclusa anche da Arhab al Sahri, presidente dell'Associazione italo-yemenita e attualmente residente a Sanaa. ''E' certo che non si tratta di un sequestro ad opera di Al Qaida - ha detto all'ANSA - ma probabilmente di gruppi tribali che usano gli ostaggi come merce di scambio per chiedere qualcosa al governo'', ha affermato al-Sahri, ricordando come anche l'ultimo caso di sequestro di italiani in Yemen - cinque turisti, catturati alla fine del 2005 - fu ad opera di una tribu' locale. Al-Sahri, inoltre, ha escluso qualsiasi legame tra il rapimento del carabiniere e l'assalto al ministero degli Interni avvenuto in mattinata a Sanaa. L'edificio, che si trova in un area lontana dal quartiere di Hadda, questa mattina e' stato occupato da un centinaio di militanti fedeli all'ex presidente Ali Abdullah Saleh, che chiedono alla nuova amministrazione yemenita di poter essere arruolati nella polizia. I militanti hanno anche preso in ostaggio il personale del ministero, salvo poi rilasciarlo poche ore dopo. L'episodio si inserisce nel contesto di endemica instabilita' che segna lo Yemen, il piu' povero tra i Paesi della penisola arabica. Instabilita' che non sembra essersi attenuata dopo l'uscita di Saleh, che dopo 34 anni al potere ha ceduto all'onda della primavera araba (che in Yemen ha registrato uno dei suoi picchi) prendendo la via di un ufficioso esilio in Usa e lasciando la guida del Paese al suo vice, Abd Rabbo Mansour Hadi, eletto il 21 febbraio scorso come presidente provvisorio dello Yemen.

Questa exit strategy 'morbida', appoggiata da Usa, Onu e Arabia Saudita e che prevede una transizione biennale prima di nuove elezioni multipartitiche, non ha tuttavia migliorato la sicurezza nel Paese. Dove Al Qaida, che qui ha uno dei suoi rifugi principali, continua a mietere vittime mentre il sequestro resta una delle armi piu' usate non solo dai gruppi terroristici ma anche dalle tribu' locali. Attualmente, sono in mano ai loro rapitori un'insegnante svizzera e un diplomatico saudita, entrambi catturati nel marzo scorso, mentre negli ultimi 15 anni piu' di 200 persone sono cadute nelle mani di sequestratori. Dalle quali, nella maggior parte dei casi, sono uscite sane e salve.

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