Operazione countdown

Anche due messinesi tra gli otto arrestati

La Dda di Reggio Calabria – che ha coordinato le indagini – ha ricostruito, grazie a due pentiti, un traffico di stupefacenti, gestito dalle cosche di San Luca, tra la Locride ed il clan peloritano di Santa Lucia sopra Contesse.

polizia

 

A finire in carcere i fratelli Giovanni e Basilio Schepis, 46 e 51 anni, trafficanti del clan di Santa Lucia sopra Contesse, accusati di acquisti di partite di sostanze stupefacenti nella Locride e per giunta di non averle pagate. I fratelli Schepis hanno alle spalle condanne a Messina per traffico di droga ma anche per tentato omicidio ed estorsione tre sono stati assolti dall’omicidio di Francesco Piccolo, ucciso al villaggio Aldisio il 29 dicembre 2003. A consentire agl’inquirenti di ricostruire i flussi della droga tra la Calabria e Messina Pietro Ruffo, un trafficante il quale, insieme al fratello Rosario, ha deciso di collaborare con la gustizia dopo le minacce subìte da parte delle cosche di San Luca per una partita di droga non pagata da Giovanni Schepis e della quale i fratelli Ruffo si erano fatti garanti. Le loro dichiarazioni sono state riscontrate grazie ad intercettazioni telefoniche ed ambientali. I fratelli Ruffo hanno raccontato di avere subìto pesanti minacce da Domenico Perre, 61 anni, di Platì, che aveva venduto 200-300 grammi di cocaina, tre chili di marijuana e 500 grammi di eroina al messinese Giovanni Schepis, cognato dei Ruffo. Schepis avrebbe dovuto pagare 30 mila euro a Perre, ma non riuscì a saldare il debito, poi lievitato a 40 mila euro per via dei ritardi. Pietro Ruffo, per sfuggire alle ritorsioni di Perre, si rese irreperibile e, tra maggio e giugno 2011, il fratello Rosario decise d0iniziare a collaborare con la giustizia, seguito a ruota proprio da Pietro. Lui raccontò agl’inquirenti che Perre, detto "micu di patati", era il suo abituale fornitore e che dopo il mancato pagamento della droga, aveva iniziato le rappresaglie al fratello dello stesso Ruffo, Domenico. Nell'aprile 2011, Perre ed alcuni suoi congiunti avevano condotto Pietro e Domenico Ruffo in campagna minacciandoli addirittura di morte. Spaventato, Rosario Ruffo aveva consegnato 7.500 euro a Perre. Pietro Ruffo, nel mese di maggio, si era invece rifugiato a San Remo. Il fratello Rosario era stato fatto salire in auto da Perre e nuovamente minacciato. In preda alla paura, lui aveva aperto la portiera e si era gettato dall'auto in corsa. Oltre ai fratelli Schepis, nell’operazione “Countdown” sono stati arrestati: Domenico Perre; il 34enne Domenico Ruffo, fratello dei due pentiti; il 53enne Salvatore Vadalà, nativo di Condofuri ma residente a Messina dove in passato ha svolto l'attività di avvocato. il 52enne Stefano Versaci, di Africo; il 32enne Francesco Mammoliti, di Benestare ed il 47enne Francesco Pizzata, di Melito Porto Salvo. O reati contestati agli 8 arrestati vanno dallo spaccio di sostanze stupefacenti, alla tentata estorsione, dal sequestro di persona al furto aggravato.

Nella sezione di Reggio il video girato dalla Mobile durante l'operazione

 

 

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