Annunciati ricorsi

È il giorno della maxi-sforbiciata ai vitalizi

L’ufficio di presidenza della Camera dovrà approvare la delibera

Incarico a Roberto Fico


Il giorno tanto atteso dal Movimento 5 Stelle è arrivato. Oggi l’Ufficio di presidenza della Camera, guidato da Roberto Fico, dovrebbe approvare la delibera sul taglio dei vitalizi. I numeri ci sono, anche grazie all’astensione di Forza Italia e al voto favorevole del Pd e di uno dei due esponenti di FdI. E tuttavia c’è il rischio concreto che il provvedimento (su cui manca un accordo con il Senato) possa dare la stura a una serie di ricorsi da parte degli ex parlamentari che lamentano di vedere “compromesso” un diritto acquisito da lungo tempo. Nella maggioranza penta-leghista le fibrillazioni sono state placate dalla garanzia di non sfilarsi messa nero su bianco direttamente da Matteo Salvini.

In questo clima di tensione gli ex deputati si preparano ai tagli. Garantita una sorta di “soglia di sopravvivenza”, equivalente a 1.470 euro al mese. Tra i personaggi noti più penalizzati c’è Paolo Cirino Pomicino, cinque legislature, di estrazione Dc, che potrebbe perdere un buon 43 per cento, passare da 9.636 euro lordi a 5.418. Più o meno lo stesso destino che toccherebbe all’ex ministro socialista Claudio Martelli: per lui l’assegno si ridurrebbe da 8.455 euro lordi a 3.939. Sarà ritoccato al ribasso anche il vitalizio di Romano Prodi maturato dopo due legislature: passerà da 4.725 euro lordi a 3.861. Ma non sarà l’unico. Nichi Vendola dovrebbe passare da 8 mila euro a circa 5 mila. Walter Veltroni da circa 9 mila a 6 mila. Il siciliano Calogero Mannino da 10 mila euro a poco meno di 7 mila.

E ancora: l’ex governatore calabrese Agazio Loiero dovrebbe passare da un assegno mensile lordo da 8.455 euro a 5.293. Decurtazione netta anche alle pensioni di alcuni ex deputati messinesi: l’ex dc Giuseppe Astone passerà da 8.455 euro a 4.633; un altro centrista come Santino Pagano da 6.590 a 6.034; il socialdemocratico Dino Madaudo da 8.455 a 4.046 euro lordi. Un taglio draconiano, insomma. Come quelli che toccherebbero al centrista calabrese Mario Tassone (da 10.631 a 5.642 euro lordi) e all’ex sottosegretario diessino Pino Soriero (da 6.590 a 3.946) e all’ex deputato aennino Guglielmo Rositani: da 8.455 a 5.304 euro lordi mensili.

Teoricamente c’è chi potrebbe guadagnare qualcosa: è il caso di Massimo D’Alema, Gianfranco Fini e Arturo Parisi. Nella lista compaiono, tra gli altri, anche i calabresi Cesare Marini e Angela Napoli. In realtà nessuno dei citati potrà realmente esultare: la clausola di salvaguardia inserita nella delibera prevede un tetto che è proprio quello dell’ultima pensione percepita. Tradotto: comunque vada a finire la questione, per loro non arriverà nessun aumento.

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