Osservatorio Internazionale

Il Venezuela e l’inflazione a…cinque cifre (14.000%)

Elezioni presidenziali in un paese ridotto alla fame da un welfare folle, in salsa “latino-americana”. Sebbene sia un grande esportatore di petrolio i conti vanno a rotoli. Favorito l’uscente Nicolás Maduro, delfino del “mitico” Chavez

Il Venezuela e l’inflazione a…cinque cifre (14.000%)

La fotografia più efficace del Venezuela contemporaneo l’ha fatta il sito web della BBC, la mitica televisione britannica, mostrando un pugno di banconote locali sparse in un tombino delle fognature. Didascalia: non perdete tempo a raccoglierle (si trattava di pezzi da 100 Bolivar) perché valgono meno della carta straccia; qualche decimo di centesimo di dollaro. Insomma, nessuno rischia un colpo di sciatica per abbassarsi a raccattare quella che è ritenuta solo spazzatura. Claro? Parliamo del Venezuela, perché oggi nel Paese sudamericano si vota per le presidenziali e, per non farla troppo lunga, vi diciamo che già si sa che a vincere sarà l’attuale “Líder Máximo”. Nicolás Maduro. Degno erede della buonanima di Hugo Chavez, morto nel 2013 dopo millanta anni di potere gestito distribuendo “sportule” e “panarelli”. Cioè né più e né meno di quello che facevano alcuni politici italiani d’antan, adusi a comprarsi il consenso della povera gente a via di pacchi di pasta e scarpe “spaiate” (dato che la seconda calzatura veniva elargita solo dopo le elezioni). E che nessuno si permetta di tirare in ballo Carlo Marx, perché da quelle parti il comunismo, benché “ispiratore” (a chiacchiere) della “lucha” feroce contro il capitalismo delle multinazionali e dei “fazenderos”, è stato solo una caricatura. Manco lontano parente del castrismo cubano. Ma da dove arrivava il “welfare” in salsa latino-americana, così generosamente esibito da Chavez, che proprio su cotanta politica economica della Befana (o di Babbo Natale, fate voi) aveva costruito il suo regno? Ma dal petrolio, è ovvio. Bastava fare un fosso per terra e usciva greggio a fiumi. Attenzione, però: zero tecnologia, zero investimenti produttivi e zero valore aggiunto. Insomma, per metà della popolazione, passata subliminalmente dal non avere un lavoro ad avere uno stipendio (o quasi) grattandosi, ehm…ehm, diciamo la pancia, Chavez è stato una cuccagna. Tanto, pagava Panatalone, cioè quelli che avevano la…sfortuna di lavorare e che erano costretti a mantenere, direttamente o indirettamente (grazie al welfare “drogato”) i “pobrecitos” emarginati dall’America, dal grande capitale, dalla Chiesa e da chi più ne ha più ne metta. E siccome tale “lumpenproletariat”, tra torti sociali, convenienza a dichiararsi alla fame e prebende che calavano dall’alto, è diventata maggioranza nel Paese, ecco che Chavez ha continuato a vincere elezioni. Magari aiutando la carota offerta al “pueblo” con qualche nodoso bastone. Morto un re se n’è fatto un altro (Maduro), ma con la non trascurabile avvertenza che i soldi stavano finendo e che, assieme ai dollari, stava finendo anche la pazienza dei “peones”, improvvisamente messi a digiuno dal regime. Di classe media manco parliamo. La sua unica funzione è stata quella di pagare i sussidi che permettevano ai “pobrecitos” di mangiare a ufo e di sostenere il regime. Ma siccome la matematica non è un’opinione, dopo aver saccheggiato le casse dello Stato, oggi Maduro riesce a mantenere solo un 20% di clientes. Gli altri, a cominciare dai giovani, gli si sono rivoltati contro. Vincerà? Certo, perché ciò che non farà la democrazia lo faranno i brogli. E poi la strategia è quella di mettere assieme di tutto e di più, chiudendo il cerchio: emarginati, sottoccupati cronici, disoccupati di mestiere, campesinos assortiti, membri privilegiati del partito, ma anche poliziotti, funzionari dello Stato, generali dell’Esercito, riccastri protetti che danno oboli sottobanco al governo e, persino, tre quarti della Corte Suprema. Che gli tiene sfacciatamente bordone. E il resto della popolazione? Paga, per mantenere tutto questo circo Barnum di parassiti. Stiamo parlando di un 80% di venezuelani in disaccordo su tutto. Anche fra di loro, perché Henri Falcòn, l’unico avversario di Maduro, si presenta alle elezioni nonostante sia stato sconsigliato dal resto dell’opposizione. All’estero sanno della pantomima e hanno già messo le mani avanti: se a vincere sarà l’attuale Presidente, probabilmente non lo riconosceranno. D’altro canto, lui ha fatto mirabilie in economia (è puro sarcasmo), causando un’inflazione al 14 mila%, portando i salari reali medi (al netto del cambio al mercato nero) a ben 2 (due) dollari al mese e facendo scappare dal Venezuela una massa di 5 mila compatrioti al giorno.

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